Il «male oscuro»
colpisce a Brescia:
duemila casi gravi

Al Civile nel 2018 sono stati 1.993 i pazienti in cura per depressione
Al Civile nel 2018 sono stati 1.993 i pazienti in cura per depressione
Michela Bono20.11.2019

La depressione è un disturbo molto comune, che intrappola la vita di molte persone. Va dalla tristezza, quella profonda, a una vera e propria condizione patologica, detta depressione maggiore, talmente intensa da alterare la capacità di lavorare, di studiare, di ricoprire i normali ruoli sociali, nei casi più estremi da far desiderare la morte. Un male che, come spiega il direttore del Dipartimento di salute mentale e delle dipendenze dell’ospedale Civile di Brescia Antonio Vita, riguarda il 5% della popolazione mondiale, addirittura il 12 con ricorrenza almeno una volta nella vita, tanto che l’Oms lo considera la seconda causa di disabilità dopo le malattie cardiovascolari.


IN ITALIA la media cresce di un punto (6% dal 2015 al 2018), Lombardia e Brescia comprese. L’incidenza aumenta con l’età (sale all’8% tra i 50 e i 69 anni), quando ci si trova in condizioni svantaggiate o all’insorgere di un fenomeno destabilizzante, come una malattia o la perdita del lavoro. Lo dimostra il picco, spiega Vita, registrato durante la grande crisi tra il 2009 e il 2012. A Brescia nel 2018 sono stati seguiti per disturbo depressivo, disturbo depressivo ricorrente o disturbo depressivo persistente nei servizi psichiatrici del Civile 1.993 pazienti, che corrispondono al 23% di tutti i pazienti seguiti dai CPS - Centri psico sociali -, che a Brescia sono cinque, tre sulla città e due in provincia (Montichiari e Val Trompia). Una costellazione variegata, che solo nelle circostanze più gravi varca la soglia dell’ospedale, nel quale vengono curati i casi così seri da necessitare un ricovero. Dei 1.993 pazienti solo 82 hanno occupato uno dei 24 letti del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura, con una degenza media di 12 giorni e un’età generalmente over 45 anni. «Questi dati sono la punta di un iceberg – ha sottolineato Vita -: chi si sente depresso, spesso, si rivolge ai medici di base o a terapeuti privati». Questi numeri sono confermati anche dall’indagine svolta di recente dal Comune con l’Ordine degli Psicologi della Lombardia e il Centro Studi Socialis: i 226 terapeuti bresciani, circa la metà di quelli in attività, che hanno partecipato al sondaggio sullo stato di salute mentale della città hanno rivelato che la depressione e i disturbi dell’umore sono il secondo problema più sofferto dopo l’ansia, e che la criticità maggiore è il senso di solitudine. Certo, la povertà di relazioni è uno degli elementi di rischio, ma le cause sono molteplici. Secondo Vita, la componente genetica pare abbia un peso del 35%. Il resto è dovuto a fattori ambientali quali, oltre allo stress, un lutto, una separazione, oppure un cambiamento repentino e non accettato. Eventi contingenti, ma anche passati: traumi subiti durante l’infanzia o l’adolescenza riemergono, ributtando fuori il dolore provato.


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