Il Civile oltre il tumore: un figlio dopo la cura

Sorrisi alla  presentazione del progetto di «Oncofertility»La Breast Unit dell’ospedale civile, dove ogni anno ci sono 30 diagnosi di tumore al seno per Under 40
Sorrisi alla presentazione del progetto di «Oncofertility»La Breast Unit dell’ospedale civile, dove ogni anno ci sono 30 diagnosi di tumore al seno per Under 40
Lisa Cesco 15.02.2020

Davanti a un tumore tutto sembra perduto, eppure grazie alle cure e alla diagnosi precoce molti riescono a sconfiggerlo, e a riprogettare la loro vita, magari realizzando il sogno di diventare genitori. Nonostante i cicli di chemioterapia che possono compromettere la capacità riproduttiva. Di questo si occupa l’oncofertilità, disciplina segno di una sensibilità nuova, entrata negli indirizzi ministeriali e regionali più recenti. E all’Ospedale Civile partirà quest’anno il servizio di «Oncofertility» dedicato ai pazienti in età riproduttiva cui è stata diagnosticata una malattia oncologica, e destinato a diventare un riferimento per tutta la Lombardia orientale. Il progetto è condiviso dall’ospedale con l’associazione Esa - Educazione alla Salute Attiva. «Ogni giorno in Italia trenta uomini o donne sotto i 40 anni ricevono una diagnosi di tumore. Ma è in aumento la percentuale di chi, una volta guarito, cerca un figlio, anche se solo il 10 per cento oggi fa la crioconservazione dei gameti», spiega Enrico Sartori, responsabile di Ostetricia e Ginecologia degli Spedali Civili. PER PRESERVARE la possibilità di procreare prima di iniziare le terapie vengono prelevati spermatozoi o ovociti, che sono poi crioconservati per ottenere una futura gravidanza (se un tempo tumore e procreazione erano un ossimoro, oggi non è più così, e si è dimostrato che dopo un tumore al seno avere una gravidanza migliora la prognosi). «Questa attenzione cambia un momento difficilissimo come la diagnosi di tumore, perché significa che ci sono davvero possibilità di stare bene in futuro – sottolinea Edda Simoncini, responsabile della Breast Unit, dove vengono diagnosticate ogni anno 30 donne under 40 con tumore al seno -. Finora per preservare la fertilità ci appoggiavamo a strutture di altre città, ma adesso avere un servizio all’interno dell’ospedale renderà tutto più facile». IL PUNTO DI avvio dell’Oncofertility sarà il presidio di Montichiari: si parte quest’anno con la conservazione del seme maschile (tempistica in corso di definizione, ma sono già ottanta al Civile i casi annui di tumore al testicolo con fertilità da preservare, e 180 i nuovi casi attesi sul territorio di linfomi con questa indicazione) e contestualmente si avvierà una prima casistica ristretta per conservare gli ovociti femminili (che richiedono una procedura più complessa): «Questo è un progetto in cui crediamo – afferma il direttore generale del Civile, Marco Trivelli -. Offrire ai pazienti un’opportunità che ha ricadute non solo fisiche ma anche psicologiche, attraverso un approccio multidisciplinare, rappresenta un importante valore aggiunto». Dopo il rodaggio all’ospedale di Montichiari si punta a collocare l’Oncofertility anche al Civile di Brescia, una volta trovati gli spazi per la parte laboratoristica: «Poter dire ai pazienti che ci sarà un futuro è un immenso messaggio di speranza, un valore enorme che può dare forza per affrontare la malattia», ricorda Nini Ferrari, presidente di Esa, associazione da sempre vicina alle donne colpite da tumore al seno, che contribuirà anche all’arrivo di un nuovo ecografo per la Breast Unit e avvierà un progetto di nutrizione, dopo aver donato un terzo casco Dignicap contro l’alopecia da chemioterapia, attivato un servizio di Estetica oncologica e avviato nel 2017 l’ambulatorio di genetica oncologica. • © RIPRODUZIONE RISERVATA