I medici: «Ecco tutte
le criticità del Civile
aggravate dal virus»

Check point sanitario agli Spedali Civili per l’emergenza Coronavirus
Check point sanitario agli Spedali Civili per l’emergenza Coronavirus
Eugenio Barboglio28.05.2020

I medici degli Spedali Civili dopo più di tre mesi di lavorio quasi in apnea, mesi in cui il lavoro era tanto da non permettere quasi di pensare, ora che il Covid sta concedendo un po’ di tregua qualche riflessione intendono farla. E farla con i vertici amministrativi dell’Asst, ai quali chiedono la convocazione di una assemblea plenaria. I «camici bianchi» accompagnano questa richiesta con un documento, in cui rilevano le principali criticità emerse durante l’emergenza coronavirus, e che costituiscono il punto di partenza sul quale costruire il confronto con la Direzione. SCRIVONO i medici: «Già in era pre Covid-19, risultavano esserci numerose criticità soprattutto di carenza di posti letto e di organico, questioni che l’emergenza ha ulteriormente accentuato. Si sono infatti evidenziate peculiari problematiche relative ad alcune patologie che, per loro natura, necessitano di “isolamenti” e attenzioni particolari (ad esempio, pazienti con patologie psichiatriche anche in età adolescenziale)». Aspetti che a parere dei medici ospedalieri «hanno ulteriormente messo in luce l’inadeguatezza di alcune strutture, sia dei reparti per l’adulto che nel pediatrico (si pensi alla Neuropsichiatria Infantile, priva di spazi adeguati, vie di fuga ecc, ma, insieme a questa, anche ulteriori criticità di altre Unità operative)». Fatta questa premessa il documento inviato al dg Marco Trivelli e ai suoi collaboratori, si concentra sui mesi di lotta al Covid 19 toccando specifici punti deboli: «L’assenza di un tavolo di lavoro con il personale sul campo più coinvolto nell’emergenza; l’insufficiente numero di posti letto in particolare nei reparti di rianimazione, malattie infettive, medicina interna; l’assenza di efficaci strategie nella gestione delle problematiche chirurgiche in urgenza, gravate da maggiori e significative difficoltà esecutive legate all’uso dei Dpi e delle norme di sicurezza; la gestione dei pazienti psichiatrici sia ricoverati che di nuovo accesso dai Pronto soccorso sia pediatrico che adulti; la necessità di monitoraggio epidemiologico di tutto il personale; l’adeguamento dell’organico medico, infermieristico e ausiliario per coprire i turni dei dipendenti in malattia; la necessità di comunicazione efficace e continua con i parenti dei pazienti; l’insufficiente comunicazione con l’esterno in particolare con giornali, TV e radio». I camici bianchi segnalano a tal proposito che, «a fronte di un impegno massimo e totale degli Spedali Civili sia durante l’emergenza che nella fase attuale, molto scarsi, se non inesistenti, sono stati i riconoscimenti su mass media sia locali che nazionali. Altri ospedali a noi vicini hanno saputo invece approfittare dello stato emergenziale con interviste, dichiarazioni, articoli di stampa e reiterati servizi televisivi. Questo ha oscurato, in parte, il ruolo e l’enorme contributo degli Spedali Civili nell’emergenza Covid preparando, di fatto, il terreno ad un cambiamento degli equilibri tra pubblico e privato convenzionato nel nuovo scenario post-fase acuta della pandemia». UN TEMA, quello del ruolo del Civile all’interno di un sistema sanitario lombardo in cui è forte la concorrenza degli ospedali privati, cresciuti notevolmente negli ultimi anni, che è stato sollevato anche nella discussione sul Centro Covid che la Regione vuole realizare all’interno del Civile. Un progetto che oggi è fermo a Palazzo Pirelli e di cui si fa cenno nel documento. Nel quale l’invito è a trovare «una collocazione più appropriata alla Unità Covid». C’è, la parte dei medici, il timore che il Centro Covid alla Scala 4 assorba investimenti, mentre meglio sarebbe «dare priorità all’ampliamento dei reparti cronicamente in sofferenza». Il documento pone queste questioni anche nella chiave della riorganizzazione dei presidi e di un piano d’emergenza per il quale i medici auspicano il sostegno «anche dell’Università, delle Strutture sanitarie del territorio e dalle Amministrazioni, così da poter resistere all’incalzante avanzamento della Sanità privata». Ricordando, a proposito del tema della medicina territoriale indebolita negli anni, che «l’organizzazione e le risorse del territorio si sono dimostrate un punto critico del nostro sistema sanitario regionale con ripercussioni negative anche a livello ospedaliero». • © RIPRODUZIONE RISERVATA