Gli ambulanti insistono: «Restrizioni esagerate»

In piazza Vittoria come negli altri luoghi in cui si svolge il mercato i vigili monitorano le distanzeL’accesso al mercato del sabato in centro è regolamentato
In piazza Vittoria come negli altri luoghi in cui si svolge il mercato i vigili monitorano le distanzeL’accesso al mercato del sabato in centro è regolamentato
Davide Vitaccae05.07.2020

Non si placa il malcontento dei venditori ambulanti in merito alla gestione del mercato del sabato Emporium di piazza Vittoria da parte dell’amministrazione comunale e alla riorganizzazione degli spazi espositivi in funzione anti-Covid decisa con la ripresa di maggio. La categoria, sostenuta dalla Fiva Confcommercio, è tornata a ribadire le proprie perplessità attraverso una mobilitazione andata in scena - con toni pacifici ma perentori - giovedì pomeriggio in piazza Vittoria. Una quarantina di commercianti, legati quasi tutti da un’esperienza ultradecennale dietro agli stand che animano il centro storico, ha chiesto nuovamente all’assessorato al Commercio di rivedere una serie di posizioni giudicate troppo rigide rispetto a quelle nazionali e regionali, e fortemente penalizzanti dal punto di vista economico e di immagine. Sotto accusa sono finite le normative adottate dalla Loggia per mantenere il più possibile il distanziamento ed evitare pericolosi assembramenti, come l’imposizione di un «vuoto» di due metri tra una bancarella e l’altra, e il conseguente spostamento di nove banchi da piazza Loggia a via X Giornate e piazza del Mercato. «Abbiamo collaborato in tutti i modi per far rispettare il regolamento, tuttavia - obietta Raffaele Cirillo, presidente provinciale Fiva - ci siamo ritrovati a subire dall’alto una serie di cambiamenti senza poter partecipare alla definizione di un’alternativa accettabile, senza che ci sia mai stato chiesto un parere in virtù della nostra lunga presenza sul campo». Il veterano Giò Begni, che da 32 anni propone borse, bigiotteria e accessori da donna, sottolinea la differenza di approccio tra il capoluogo e i paesi dell’hinterland. «A Ghedi o a Travagliato la situazione è diversa: i controlli ci sono ma le misure non sono così restrittive. Qui invece i vigili minacciano di farci chiudere solo perché due clienti sono troppo vicini tra loro o se chi sosta nei pressi del nostro banco tiene la mascherina abbassata», puntualizza. NELL’INCERTEZZA generata da un virus che ha colpito non soltanto la salute ma anche le tasche dei consumatori, tanta scrupolosità viene considerata un eccesso di zelo burocratico piuttosto che un’autentica operazione di tutela dell’incolumità pubblica. «Non considerano che siamo rimasti a casa per tre mesi e che con il nostro lavoro diamo da mangiare a intere famiglie», rincara Riccardo Cadei, venditore di abbigliamento e vicepresidente Fiva. «Ci sembra di essere trattati come untori - aggiunge - e temiamo che in un momento come questo la nostra attività sia ritenuta scomoda». Non da ultima arriva la solidarietà nei confronti dei colleghi trasferiti altrove. «Nel nostro mestiere la posizione abituale è un punto di forza insostituibile», fa notare Cirillo, assicurando di aver sempre ricercato la strada del dialogo con il Comune: «A patto che dall’altra parte ci sia la volontà di ascoltare: come del resto si è verificato nella riorganizzazione degli altri mercati rionali cittadini», conclude. Gli ambulanti hanno dunque chiesto di incontrare l’assessore Muchetti per un ulteriore faccia a faccia. L’esponente della Giunta si è nel frattempo espresso sulla questione con una lettera, per far chiarezza sulla posizione assunta dall’amministrazione Del Bono. «Il confronto con le associazioni di categoria, tutt’ora aperto, è stato lungo, serrato e non semplice, ma credo abbia portato a una scelta equilibrata - sostiene -. La decisione di spostare solo nove banchi deriva da due relazioni della Polizia Locale: se non lo avessimo fatto avremmo dovuto chiudere il mercato, cosa che abbiamo convintamente evitato. Siamo a Brescia, una delle città che ha maggiormente sofferto durante l’emergenza. Agli ambulanti chiedo, quindi, di non alzare i toni di un confronto che trova in me un interlocutore attento e responsabile, che con loro condivide il fine più importante: tornare a lavorare in sicurezza, garantendo il benessere dell’intera comunità». •