Errore sul registro informatico Da «rimandata» a «bocciata»

I tabelloni hanno lasciato spazio a una tecnologia non sempre precisa
I tabelloni hanno lasciato spazio a una tecnologia non sempre precisa
Magda Biglia 16.06.2019

La scuola è un organismo complesso e delicato. Non un sistema, un organismo che è qualcosa di vivente. Coinvolge milioni di persone, ha a che fare con bambini e adolescenti, attraversa un Paese non uniforme, incrocia diritti di lavoratori e utenti, adulti e minori, sta dentro i cambiamenti storici e sociali. Ogni «intromissione», anche piccola, provoca reazioni a catena, nemmeno sempre prevedibili; i tempi di un adeguamento, necessario e inevitabile, sono per forza più lenti di quelli della società, soprattutto oggi. L’irruzione della tecnologia ha provocato sconquasso, timori, polemiche, dubbi, studi, entusiasmi, refrattarietà. Ma, come in ogni campo, la rivoluzione è avvenuta generando nuove attenzioni, aggiornamenti, questioni da risolvere. Vedi algoritmi che non hanno funzionato nelle assegnazioni dei posti di ruolo, tilt dei siti per troppi accessi nelle situazioni importanti, l’ultimo durante gli esami dei professionali la scorsa settimana. In classe, prima qualche segno anticipatore, le calcolatrici che hanno affossato le tabelline, Google che fa le ricerche da solo, poi l’irruzione. I tablet invece dei libri, le lavagne senza gessetti, i registri elettronici, le comunicazioni on line, le nomine e le graduatorie via internet: tutto più semplice? C’è chi fra gli insegnanti giura di no. E infine lui, lo smartphone del mondo perennemente connesso. Proposte di legge, divieti, pedagogisti scatenati. Inutili alla fine le discussioni sull’uso o meno fra i banchi, c’è; adesso si dibatte sul come servirsene positivamente, sul come evitarne le conseguenze negative. UN EPISODIO accaduto al liceo Gambara fa riflettere perché sintetizza tutte le complicanze che si possono verificare nel mondo della scuola. Sin dall’origine. Una famiglia che si deve trasferire dalla Sicilia a Brescia perché il ruolo di insegnante la mamma l’ha avuto qui, ma non a vent’anni. Ha già una figlia di quindici per la quale il passaggio non è facile. Nuovi compagni, livelli di studio molto diversi, impossibilità di proseguire al classico, un altro cambio, una gran fatica. E alla fine dell’anno quel click che complica tutto. Ogni cosa negli scrutini avviene via computer, anche la sentenza finale, un click per dire se l'alunno è promosso, bocciato, rimandato. Poi, sempre online, la comunicazione alle singole famiglie perché di mezzo c’è pure la privacy che ha fatto scomparire quei cartelloni con le insufficienze in rosso esposti ai quattro venti. Per errore, sul registro informativo compaiono per due compagne, come per oltre un centinaio di non ammessi alla classe successiva, sia la scritta «bocciata», che la mera sospensione del giudizio nelle materie che i prof avevano segnalato e che, sommate, avevano portato al fermo senza essere cancellate. Equivoco: la famiglia è felice, già pensa alle lezioni da prendere d’estate sotto il sole siculo. L’anno duro è stato superato, dopo sarà meglio. SI PUÒ IMMAGINARE lo sconforto quando la verità, quella non virtuale, viene a galla dalla correzione da parte della scuola e una conferma arriva anche da un vocale sulla chat della classe. Perché adesso a quattr’occhi non ci si parla più, anche di fronte a fatti delicati e perché adesso i prof stanno nel gruppo Whatsapp con gli studenti. Lo sconforto non passa, l’alunna non si dà pace; non manda giù, dice, non la bocciatura ma il modo in cui l’ha appreso, per di più coram populo, e i genitori vogliono denunciare come minimo al provveditorato, terrorizzati a posteriori per come la figlia, in un’età e in un periodo difficile, avrebbe potuto reagire. C’è nel caso un po’ di tutto quanto la scuola sta affrontando, compresa la sofferenza di una ragazzina. •

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