Eroina killer e coca
Nonni spacciatori
finiscono in arresto

Nel corso delle perquisizioni domiciliari i carabinieri hanno trovato 35 mila euro in casa degli anziani
Nel corso delle perquisizioni domiciliari i carabinieri hanno trovato 35 mila euro in casa degli anziani
Paolo Cittadini30.06.2020

A gestire uno dei canali di approvvigionamento della droga in Valcamonica, disarticolato ieri dai carabinieri di Breno a conclusione una indagine della procura di Brescia coordinata dai sostituti procuratori Erica Battaglia e Donato Greco, era una coppia di anziani: lui 81 enne e con alle spalle una lunga carriera di trafficante, lei di tre anni più giovane. La coppia di nonnini era in grado di piazzare tra i due e i tre etti di sostanza ad ogni trattativa e gli affari andavano davvero bene visto che in casa i militari hanno trovato 32mila euro. ENTRAMBI sono stati arrestati e vista l'età si trovano ai domiciliari così come altre dieci persone coinvolte nella indagine Lucignolo che è culminate nelle scorse ore con l'esecuzione di 23 misure cautelari, venti a carico di italiani e le altre per due albanesi e un maghrebino. In otto sono finiti in carcere, una dozzina ai domiciliari e tre quelli sottoposti all'obbligo di dimora nel comune di residenza. Tutti fanno parte di una vasta rete di fornitori e spacciatori di stupefacenti attivi tra Darfo e Breno e con circa 500 clienti che da loro si rifornivano di cocaina, eroina, hashish e marijuana. Oltre ai due anziani, il grosso giro di spaccio lo gestivano anche due albanesi di casa a Rovato e un nordafricano di Travagliato che nel paese della Bassa oltre a fare il trafficante gestisce una pizzeria. Secondo gli inquirenti la droga saliva in valle grazie a due fratelli quarantenni di Piancogno in grado di confezionare e mettere sul mercato circa 100 dosi al giorno (ad aiutarli c'erano due donne di 39 anni ora ai domiciliari) per un totale di oltre mezzo chilo di cocaina alla settimana. Con loro in carcere anche una coppia di conviventi residente a Darfo che vendevano cocaina ed eroina. La lunga indagine era partita nel novembre del 2018 dopo la morte per overdose di un 48enne di Braone. La sorella e lo zio che avevano trovato per primi il corpo ai piedi del letto, avevano raccontato ai carabinieri che dalla camera del parente era sparito il telefono cellulare alludendo quindi alla presenza di qualcun altro nella stanza al momento della morte. GLI INQUIRENTI, dopo una serie di intercettazioni, avevano individuato in un 45enne di Ceto, il pusher che avrebbe ceduto all'uomo la dose fatale. Ad aggravare la posizione dello spacciatore, ieri mattina finito in carcere, la morte di un altro suo cliente, un operaio 52enne di Ono San Pietro, trovato morto nel suo letto da alcune persone con cui doveva avere un appuntamento di lavoro. Nell’indagine sono stati sequestrati 1,6 chili di cocaina, circa 3 etti di eroina, un chilo di hashish e mezzo chilo di marijuana. •