Droga nei parchi,
la fine dei giochi
per 14 pusher

La cessione di una dose documentata dalle immagini  SERVIZIO FOTOLIVE
La cessione di una dose documentata dalle immagini SERVIZIO FOTOLIVE
Mario Pari02.07.2020

C’era chi ha ceduto droga in cambio di una vasca da bagno. Chi era soprannominato «la bestia» e chi «il bambino». Ma, soprattutto, c’era tanta droga nei parchi e nella zona della stazione. Sono finiti in cella in cinque, per altri nove è stato disposto l’obbligo di dimora e le indagini sono state condotte dalla squadra Mobile della Questura. LA BANDA era composta prevalentemente da tunisini e oltre alla zona della stazione ferroviaria frequentava per spacciare anche i parchi Pescheto e Gallo. La Polizia di Stato ha iniziato a mettere in atto una duplice strategia di contrasto allo spaccio un anno fa. In mezzo c’è stato il Covid, ma non si è smesso di spacciare. Solo che la gente non poteva uscire e il delivery di cocaina, eroina e hashish non è contemplato dalla legge. Ma, evidentemente, il fatto che senza domanda lo spaccio abbia pochi margini di successo, deve far riflettere. Nel corso delle indagini, gli investigatori dell’antidroga bresciani hanno documentato e accertato 478 cessioni di droga. Tutto è partito dalle indagini su un tentato omicidio avvenuto a colpi di pistola in via Corsica, nel 2018. Gli investigatori capirono subito che il movente, così come emerso inizialmente, non poteva essere una rapina. I due responsabili vennero arrestati e ora sono in carcere. Una duplice strategia, quindi, si diceva. Quella investigativa, fatta di pedinamenti, appostamenti, intercettazioni e poi quella basata sui controlli, che in termini numerici si è tradotto in 243 servizi di controllo straordinario. «Si tratta di servizi - ha spiegato il questore Leopoldo Laricchia - che vengono svolti con nuclei che vanno da 8 a 15 uomini, nuclei mirati su una zona e che sono costituiti da più specializzazioni. Abbiamo controllato molti locali e ne sono stati chiusi 22 nel 2019». Il capo della Mobile Roberto di Benedetto ha spiegato come la Polizia nel gergo degli spacciatori era chiamata «pula», «borghesi», «serpenti». Uno degli spacciatori era soprannominato «La bestia» e veniva da Verona per acquistare a Brescia. Un altro era invece lo specialista del «contestato», nel senso che a suo dire i clienti si lamentavano della qualità della droga. Lamenti e contestazioni l’hanno fatto diventare «il bambino». Poi c’era lo spacciatore «pulito», non da un punto di vista penale, ovviamente. Semplicemente, per la droga ha voluto una in cambio una vasca da bagno che gli è stata a tutti gli effetti consegnata. Non poteva mancare lo spacciatore sbruffone che si vantava d’aver avuto la droga anche nei periodi «più bui». Ovviamente, il baratto è stato un caso unico, rispetto allo spaccio condotto con le tecniche più moderne. Il punto in cui era nascosta la droga, ha spiegato il vice capo della Mobile Marco Masia, veniva indicato ricorrendo a una video chiamata. All’elenco non si può non aggiungere lo spacciatore che, ai domiciliari per una rissa, ha continuato a vendere droga. Gli investigatori hanno anche individuato le zone in cui gli spacciatori abitavano, in via Milano e nella zona stadio. Le indagini sono state coordinate dal pm Marzia Aliatis e il giro di droga scoperto andava dall’eroina, alla cocaina, all’hashish. Dosi nascoste sotto gli alberi dei parchi, poco lontano da dove giocavano e giocano i bambini. Quelli veri e non per soprannome dovuto alla droga. • © RIPRODUZIONE RISERVATA