Disturbi alimentari
Si abbassa l’età
dei primi sintomi

Al Richiedei il Centro pilota regionale per i disturbi alimentari
Al Richiedei il Centro pilota regionale per i disturbi alimentari
Diana Pavel 11.12.2019

I disturbi alimentari di solito vengono associati al mito del corpo consumato dai digiuni o deformato dalle abbuffate. Quando si pensa all’anoressia si immagina una persona magrissima, con ossa sporgenti e il volto scarno. La realtà è ben diversa, molte ragazze ammalate non lo sembrano e l’unica maniera per riconoscere la presenza di un disturbo è fare attenzione al loro comportamento alimentare. Gli escamotage per evitare i pasti sono infiniti e vengono ogni giorno ripetuti come fossero un mantra. Diventa sempre più difficile instaurare relazioni interpersonali perché le occasioni per stare insieme ai propri cari sono quasi sempre legate al cibo. BRESCIA HA la fortuna di poter contare sul Centro pilota regionale per la cura dei disturbi alimentari. Si tratta dell’ospedale Richiedei di Gussago, diretto dal dottor Mario Lombardi. La struttura prevede tre tipi di percorsi: ambulatoriale, in regime di day hospital e in degenza completa. «Siamo l’unico centro che propone tutte e tre le offerte – afferma Lombardi. L'approccio è multidisciplinare: un'équipe costituita da psichiatri, psicologi, dietiste e medici internisti segue le pazienti nei vari aspetti in cui si manifesta la malattia. Ogni anno sono 250 le richieste di nuove visite. Nell’ultimo decennio, l’età in cui si manifestano i primi sintomi si è abbassata fino anche a 8-10 anni. «Durante la prima visita si fa il quadro clinico – spiega il direttore – in base alla gravità si propone un trattamento». Se la paziente è motivata e riduce i sintomi si può continuare con un programma ambulatoriale, se non si ottengono risultati si propone un ricovero, totalmente volontario (35 ricoveri in degenza e 33 in day hospital all’anno). Il ricovero dura 4-6 mesi, vengono tolti cellulari e pc e, per almeno un mese, qualsiasi contatto con i familiari. I disturbi alimentari sono la seconda causa di morte tra i giovani dopo gli incidenti. «All’anoressia, alla bulimia e al Bed (binge eating disorder) – spiega Lombardi – si aggiungono i nuovi disturbi alimentari». L’ortoressia, che si maschera dietro l’attenzione per l’alimentazione sana. La diabulimia, tipica di persone affette da diabete di tipo I che evitano l’assunzione del farmaco per perdere peso. La drunkoressia, porta le persone affette a ridurre l’introito nutrizionale giornaliero per poi poter bere. «Parliamo di un bisogno assoluto di controllo e di un vuoto interiore che tenta di essere colmato». Il 95,9 per cento delle persone colpite da Dca sono donne, negli uomini è più frequente la presenza di sovrappeso oppure di una maggiore focalizzazione sulle dimensioni della muscolatura. «Prende il nome di vigoressia – spiega Lombardi - consiste nella ricerca spasmodica di un corpo muscoloso e scultoreo». Non si occupano invece di obesità, che non è considerata un disturbo mentale. • © RIPRODUZIONE RISERVATA