Corruzione e
favori all’Agenzia
delle Entrate

Una decina i funzionari dell’ente coinvolti nell’inchiesta condotta dalla procura di Brescia
Una decina i funzionari dell’ente coinvolti nell’inchiesta condotta dalla procura di Brescia
Paolo Cittadini10.09.2019

Tre condanne per un totale di 7 anni e 8 mesi di reclusione, 16 rinvii a giudizio, 12 assoluzioni e 11 sentenze di non luogo a procedere. Questo l’esito dell’udienza preliminare del procedimento penale che ha visto finire in aula 42 persone accusate a vario titolo di corruzione, riciclaggio, omessa denuncia, abuso d'ufficio, millantato credito, falsità ideologica e accesso abusivo ad un sistema informatico per una serie di favori chiesti da imprenditori e contribuenti ad alcuni funzionari dell’Agenzia delle entrate di Brescia in cambio di bustarelle che arrivano fino a 20mila euro.


LA CONDANNA più pesante, 4 anni e otto mesi, il gup Paolo Mainardi l’ha inflitta all’imprenditore Angelo Zigliani che ha scelto la via del rito abbreviato. Secondo gli inquirenti il 62enne avrebbe promesso, e in almeno un caso consegnato, del denaro a funzionari dell’Agenzia delle Entrate affinché chiudessero gli occhi davanti ad alcune operazioni fraudolente. Due anni di reclusione è la pena inflitta (e sospesa) a Massimo De Franceschi, professionista bresciano, che avrebbe promesso denaro ai dipendenti dell’Agenzia delle Entrate affinché prorogassero contratti di locazione in maniera arbitraria «consentendo di omettere il versamento dell’imposta di Registro e le relative sanzioni». Condannato a un anno di reclusione (anche in questo caso con pena sospesa) Angelo Bassi, dipendente dell’Agenzia delle Entrate finito alla sbarra per il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico e per avere chiesto in concorso con altri due colleghi la creazione di un falso credito di imposta per una società.


TRA LE SEDICI persone rinviate a giudizio, il processo si aprirà il 23 gennaio, ci sono imprenditori, intermediari e tre dipendenti dell’Agenzia delle Entrate che per l'accusa avrebbero ricevuto denaro, o promesse di denaro, per agevolare pratiche come ad esempio il rimborso di crediti Iva da parte di semplici contribuenti e imprenditori. L’inchiesta della procura di Brescia ha coinvolto anche la moglie di uno dei tre funzionari pubblici. La donna, già magistrato onorario a Brescia (ha lasciato l’incarico nei mesi scorsi) è indagata a Venezia - è infatti la procura veneta a giudicare i magistrati in servizio a Brescia - con l’accusa di riciclaggio perché nonostante sapesse la provenienza del denaro che le «girava» il marito lo avrebbe speso, ripulendolo. Nei mesi scorsi la procura di Venezia ha chiuso le indagini e l’ex magistrato onorario ha chiesto di essere interrogata e ha raccontato la sua verità.

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