Capitale unica
della cultura,
c’è il primo ok

La chiesa di Santa Maria in Solario nel complesso di Santa Giulia a Brescia e l’Accademia Carrara di Bergamo: simboli delle due città
La chiesa di Santa Maria in Solario nel complesso di Santa Giulia a Brescia e l’Accademia Carrara di Bergamo: simboli delle due città
Sara Centenari03.07.2020

Per l’emergenza. E a prescindere dall’emergenza stessa. Brescia e Bergamo capitali della cultura 2023: un progetto che si concretizza perché si tratta di due province martoriate dal Coronavirus, per il numero di vite umane perdute e il modo in cui il sistema sanitario e le psicologie dei sani e dei sopravvissuti sono state messe alla prova. Ma un’idea che si pensa - e diventa sostanza - perché Brescia e Bergamo potrebbero fregiarsi del titolo di «epicentro» di cultura italiana perché se lo meritano. Punto. L’EMENDAMENTO a firma Cinque Stelle al Decreto Rilancio, all’esame in commissione Bilancio alla Camera, sembra abbia la strada spianata, dopo il placet del Governo: un atto politico che parte dalla proposta del sindaco di Brescia Emilio Del Bono, subito raccolta dal collega orobico Giorgio Gori - entrambi esponenti politici del Partito Democratico -, e che raccoglie sia l’interesse del Mibact, sia il convinto sostegno degli alleati di governo del Movimento (al di là delle divergenze su altri aspetti dell’agenda politica), sia, infine, il consenso delle opposizioni a livello locale. E forse altrove. Uno dei temi - non pochi, in realtà, ma neppure numerosi - su cui i due pilastri della maggioranza parlano un linguaggio comune anche in queste ore di frizioni su questioni di fisco, di welfare e di prestiti internazionali. L’unione tra la città di Zanardelli e quella di Donizetti sembra funzionare. Punti di forza, tanti: il museo di Santa Giulia e l’Accademia Carrara, il duomo Vecchio e la cappella Colleoni, e poi - in potenza - molti altri oltre le mura, il Vittoriale o il ciclo camuno del Romanino in Valcamonica e quello bergamasco del Lotto. E, come sottolineato da alcuni intellettuali ed esponenti del mondo della cultura a Brescia, confidiamo ci sarà spazio per la contemporaneità, dai segni lasciati da Ermanno Olmi (per dire un nome unificante) a quelli pulsanti oggi in un’ampia costellazione artistica, senza confini stretti. L’emendamento in questione è pensato «per promuovere il rilancio socio-economico e culturale dell’area sovraprovinciale più colpita dall’epidemia Covid-19». Le due città dovranno presentare un progetto unitario «finalizzato a incrementare la fruizione del patrimonio culturale materiale e immateriale» al Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo. IL CONTENUTO dell’emendamento, che avrebbe come prima firma quella del deputato bergamasco Devis Dori, ieri non aveva ancora ricevuto il suggello ufficiale e potrebbe essere votato in queste ore. Bisogna aspettare la votazione per dire: «È fatta». Anche se il capo politico del Movimento Cinque Stelle Vito Crimi esprime profonda fiducia nell’esito positivo dell’iter, sul quale «l’accordo c’è» e riguarderebbe appunto l’anno 2023, con le due città capitali congiunte della cultura. E uniche per quell’anno. La notizia del fronte comune tra palazzo Loggia e palazzo Frizzoni era stata annunciata il 15 maggio durante conferenza digitale via piattaforma Zoom da Del Bono e Gori, con la vicensindaco di Brescia Laura Castelletti e la collega all’assessorato alla Cultura Nadia Ghisalberti. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ieri ha difeso la compattezza della maggioranza di Governo: «Lo vedrete con il Decreto Rilancio. Un grandissimo lavoro. Abbiamo offerto in conversione tre manovre di bilancio: ringrazio tutti i parlamentari che hanno lavorato con grandissimo impegno, con 270 articoli più gli emendamenti. È stato un lavoraccio». Se sul Mes il premier chiede di aspettare che venga completato il negoziato europeo, su una partita come quella delle capitali della cultura potrebbe davvero arrivare il timbro a stretto giro di posta. • © RIPRODUZIONE RISERVATA