Brescia si riempie con seimila Sardine «Noi, l’aria nuova»

Una «prima» di grande successo per il movimento brescianoSardine qua, Sardine là: un «mare» di entusiasmo in città«Brescia non abbocca»: respinto così ogni messaggio discriminatorio
Una «prima» di grande successo per il movimento brescianoSardine qua, Sardine là: un «mare» di entusiasmo in città«Brescia non abbocca»: respinto così ogni messaggio discriminatorio
Giuseppe Spatola 08.12.2019

Seimila bresciani, forse qualcuno in più piuttosto che in meno, a fare banco e gridare che «Brescia non si Lega». E la «L» è volutamente maiuscola ad indicare il «pericolo da arginare» usando la Costituzione e la Democrazia. Ieri pomeriggio piazza Vittoria è diventata mare aperto per accogliere le Sardine e ribadire alla politica come «Brescia non abbocca» alle lusinghe di un facile populismo che ha alzato i toni delle dispute e creato trincee moderne, da cui si deve combattere ogni giorno contro razzismo e indifferenza. Giovani e meno giovani, studenti e lavoratori, senza bandiere di partiti hanno sventolato orgogliosi le loro sardine auto-costruite. Tra loro anche il sindaco Emilio del Bono e la sua vice Laura Castelletti con parte della giunta. Presenza non «istituzionale» tra i migliaia che vorrebbero una politica diversa, più vicina e meno di Palazzo. Lo ha ricordato anche Manlio Milani in un messaggio letto alla folla in cui si dice «parte del branco» nel voler coltivare la Memoria e guardare oltre l’orizzonte politico attuale. Paolo Zotto, uno degli organizzatori, è commosso: «Questa piazza è una bellissima prova di partecipazione, che è uno dei nostri principi fondamentali. Poi c’è il rispetto, quello che troppo spesso vediamo essere assente in certa politica. Noi siamo contro l’odio e contro chi al dialogo contrappone violenza fisica e verbale». Così sotto la Torre della Rivoluzione, con la gente a coprire allo sguardo l'arengario, le Sardine hanno acceso la loro rivoluzione civica. Dalla gradinata delle Poste il manifesto della marea è risuonato chiaro. «Siamo qui tutti insieme per testimoniare che c’è un’Italia diversa da quella becera - hanno spiegato gli organizzatori -. Questa Italia è quella che si è stancata di tutte le bugie e le fake-news, dell’odio e dell’arroganza trasmessi da chi vuole dividere e approfittarsi di noi e della nostra pazienza, cavalcando il risentimento popolare per seminare paure, insicurezze e senso di precarietà. Ebbene, noi oggi siamo qui a dire: ci siamo stancati di starvi ad ascoltare, siamo qui a farvi concretamente capire che ci siamo risvegliati e che siamo tantissimi, uniti e forti». CHIARO QUANTO la voglia di dire «no» al razzismo e, intonando Bella Ciao con i volontari dell’Anpi a tenere le fila, ribadire che la piazza è «antifascista». «Sentiamo la necessità di riaffermare i valori costituzionali di uguaglianza, di solidarietà e di accoglienza, per ribadire con urgenza che non è morto lo spirito antifascista, quello che nell’immediato dopoguerra ha animato i Padri Fondatori della Repubblica Italiana - hanno proseguito le Sardine -. Vogliamo pertanto opporre il nostro dissenso a qualsiasi forma di discriminazione, rispondendo all’odio e alla violenza anche verbale con un linguaggio politico che ci auguriamo ritorni a porre al centro la vita reale dei cittadini, restituendo loro fiducia, rispetto e dignità. Siamo un popolo di persone comuni, di tutte le età. Siamo un “banco” coeso, svincolato da qualsiasi partito, consapevoli che questo non significa essere apolitici o insensibili rispetto alle Istituzioni. Crediamo che si possa tornare a fare politica con la P maiuscola, sostenendo coloro che ci provano e ci mettono passione, subordinando il proprio interesse al bene comune: sono rimasti in pochi, ma ci sono e noi vogliamo dar loro coraggio, ringraziandoli per quanto fanno di buono». Da Bella Ciao all’Inno d’Italia, con un mazzo di fiori deposto alla Stele di Piazza Loggia «per non dimenticare». La storia si fa ricordando il passato con il «mare aperto» che prima o poi dovrà diventare porto politico a cui attraccare. • Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it