Brescia e la rinascita
Dieci milioni di euro
da Intesa Sanpaolo

Del Bono e Gori sindaci delle città sostenute da Intesa Sanpaolo
Del Bono e Gori sindaci delle città sostenute da Intesa Sanpaolo
Eugenio Barboglio26.05.2020

Brescia e Bergamo non sono mai state tanto vicine. Lo sono nella sventura del Coronavirus. Ma lo sono anche nelle contromisure alla crisi economica che l’epidemia ha innescato in province dal tessuto economico molto simile. Un tessuto economico fatto di uomini ed imprese che del sistema bancario sono parte integrante e che dal sistema bancario traggono la linfa per crescere. LA CRESCITA però oggi non è all’ordine del giorno dei cda ed è stata messa tra parentesi nei piani industriali. Oggi l’obiettivo è la sopravvivenza. Ma anche in questo caso il sistema bancario è chiamato ad un ruolo decisivo, e come è già avvenuto a Bergamo anche a Brescia arriva la risposta. Banca Intesa Sanpaolo sta mettendo a punto, anche per Brescia, una operazione di finanziamento finalizzata a far ripartire la città. E a riattivare quel tessuto economico tramortito dal lungo lockdown imposto nella lotta al virus cinese. Entro la fine di questa settimana il gruppo bancario e la Loggia dovrebbero concludere un accordo che prevede che Intesa Sanpaolo metta circa 10 milioni di euro a disposizione, in parte direttamente del Comune guidato da Emilio Del Bono, in parte come finanziamento agevolato alle micro e piccole attività d’impresa, ai piccoli esercizi commerciali e artigianali, e che vedrà lo stesso Palazzo Loggia nel ruolo di garante. Lo schema ricalcherà presumibilmente quello di «Programma Rinascimento», presentato a Bergamo una ventina di giorni fa dal ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, e dal sindaco Giorgio Gori. Proprio in quell’occasione, Messina aveva anticipato che a beneficiare del finanziamento potessero essere altri territori, primo tra tutti quello bresciano. Il manager del maggior gruppo bancario italiano aveva poi rivolto un appello agli imprenditori bergamaschi e bresciani con i quali, disse, «c’è la possibilità, insieme, di immaginare dei progetti anche sulle filiere. Noi lo faremo su tutti i territori ma qui ci sono dei campioni dell'imprenditoria italiana e credo che lavorando con loro si possono portare benefici anche alle filiere». L’operazione presentata a Bergamo - come riportato da Il Sole 24 Ore - prevede «3 milioni di euro di contributi a fondo perduto per coprire le spese che le piccole imprese commerciali e artigianali hanno dovuto sostenere durante la chiusura forzata, accompagnati da prestiti d’impatto per consentire loro di affrontare gli investimenti che saranno necessari per adattare i propri spazi e i propri servizi al nuovo contesto di «convivenza» con il Covid-19, a loro volta abbinabili a contributi a fondo perduto per ulteriori 7 milioni di euro. Gli interventi potranno riguardare anche attività penalizzate da una forte contrazione di fatturato anche dopo la riapertura - per esempio quelle della filiera turistica - o start-up future». A LEGARE BRESCIA e Bergamo c’è anche la recente scelta di proporre insieme una candidatura congiunta a capitale della cultura italiana 2022. Seguirebbero Parma, che doveva esserlo quest’anno ma che è slittata al prossimo. Come l’operazione targata Intesa, anche la candidatura presentata al ministro Francescini da Del Bono e Gori ad inizio di maggio va vista nella medesima ottica, di volano da attivare in seno ad economie stremate dal lungo stop, economie che possono trovare sostegno, come nel caso dei fondi di Intesa Sanpaolo, nelle istituzioni bancarie (già Ubi Banca aveva fatto donazioni e attivato linee di credito per le imprese e le famiglie) o, dovesse essere premiata la candidatura, da quelle culturali. • © RIPRODUZIONE RISERVATA