Auto vendute, ma
è una truffa, sette
ai domiciliari

L’indagine è stata coordinata dalla procura di Brescia che ha chiesto le misure concesse poi dal gip
L’indagine è stata coordinata dalla procura di Brescia che ha chiesto le misure concesse poi dal gip
Paolo Cittadini14.01.2020

Una delle auto che dicevano di avere a disposizione nel loro «autosalone», un capannone a Desenzano del Garda preso in affitto con assegni scoperti, sono riusciti a venderla nello stesso giorno a due persone che credevano di avere fatto un affare. Erano invece due «polli» spennati per bene, uno ha versato tra acconto e saldo 11.800 euro mentre l’altro si è fermato a 10.800, da una banda di truffatori che ieri mattina è stata smantellata dagli uomini del commissariato di polizia di Desenzano del Garda che, coordinati dalla procura della Repubblica di Brescia, hanno indagato sul gruppo a partire dall’autunno del 2018 quando nei loro uffici sono arrivati i primi truffati a fare denuncia.


SETTE le persone a cui ieri mattina i poliziotti del commissariato diretto dal vicequestore aggiunto Bruno Pagani(non senza qualche difficoltà, visto che qualcuno dei coinvolti ha fornito indirizzi fittizi) hanno notificato la misura cautelare degli arresti domiciliari disposta dal gip Alessandra Sabatucci su richiesta della procura di Brescia. Associazione a delinquere finalizzata alla truffa e ricettazione sono i reati contestati a vario titolo alla banda composta da nomadi. Nei guai sono finiti Michel Bertoli, astigiano del 1979 e residente a Palazzolo sull’Oglio, Principe Horvat, nato a Lovere nel 1990 e residente a Trescore Balneario, Fardi Horvat, nato a Seriate nel 1992 e residente a Montello, Stelly Hudorovich, nato a Legnano nel 1994 e residente a Dalmine, Giorgio Brunelli, nato a Lissone nel 1994 e residente a Fara Gera d’Adda, Luna Goman, nata a Legnano nel 1990 e pure lei di casa a Fara Gera d’Adda, e infine Andrea Ronzi, nato nel 1976 a Trescore Balneario dove risiede. Nei prossimi giorni sono attesi dagli interrogatori di garanzia.


IL SISTEMA utilizzato dalla banda era semplice. Le auto a disposizione, da una Audi Q2 a una Mercedes Glc passando per una Bmw 116 oltre a due Volkswagen (una Golf e una Polo) e ad una Land Rover, erano messe in vendita attraverso alcuni siti internet a prezzi ultra competitivi. Una volta agganciate, le vittime venivano invitate a Desenzano per vedere l’auto scelta e a quel punto scattava la trappola. L’acquirente prima versava una caparra, quindi dopo qualche giorno saldava il resto della cifra. Ma dell’auto nemmeno l’ombra. Dodici le false compravendite messe a segno che hanno permesso alla banda di mettersi da parte quasi 230mila euro nel giro di pochi giorni dal 24 settembre 2018 fino al 17 ottobre dello stesso anno.


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