Aule e lavori da
remoto: il «Castelli»
si fa in due

La distribuzione delle mascherine all’ingresso del CastelliI professori saranno vere e proprie guide in questi giorniI ragazzi aspettano il proprio turno per entrare nell’istituto
La distribuzione delle mascherine all’ingresso del CastelliI professori saranno vere e proprie guide in questi giorniI ragazzi aspettano il proprio turno per entrare nell’istituto
Davide Vitacca15.09.2020

La prova generale si era svolta due settimane fa con gli esami di riparazione, ieri è andata in scena la prima. L’inizio del nuovo anno scolastico ha riportato in classe, o davanti agli schermi di pc e tablet, circa 150mila studenti bresciani. Dopo i turbolenti mesi di interruzione forzata e dopo un’estate piena di timori e incertezze in merito a una ripresa il più possibile «normale», il tanto sospirato rientro in aula (reale o virtuale) ha proiettato ufficialmente il mondo dell’istruzione e il ciclo dell’obbligo nell’era post-Covid. Studiato fin nei minimi dettagli per ridurre il più possibile il rischio di contagio e garantire la sicurezza di allievi, docenti e collaboratori, il nuovo inizio si è svolto dappertutto sotto le insegne della responsabilità collettiva e della cautela. E pressoché ovunque il test è stato superato nel migliore dei modi, grazie soprattutto alla complessa macchina organizzativa messa in moto dai dirigenti scolastici e alle rigorose procedure di triage. L’istituto tecnico superiore Castelli di via Cantore, alla luce degli oltre 2mila e 200 studenti iscritti (record a livello provinciale), ha dovuto ripensare drasticamente gli orari di ingresso e di uscita e dimezzare gli afflussi giornalieri. Davanti alle otto diverse entrate messe a disposizione dei ragazzi e presidiate da una sfilza di collaboratori muniti di guanti, mascherina e visiera in plexiglas, ieri mattina si sono presentati «soltanto» in poco meno di mille: le matricole del primo anno, con frequenza dalle 8 alle 12.45, e gli alunni delle classi terze, impegnati dalle 9.30 alle 14. I colleghi di seconda, quarta e quinta sono invece rimasti a casa, in collegamento telematico con il professore: per loro l’anno è iniziato così come si era concluso il precedente, cioè, a distanza. Contrariamente a quanto è avvenuto in altre realtà liceali, i componenti delle singole classi non sono stati divisi. Ogni settimana però i ruoli si invertiranno, in modo tale da dare a tutti la possibilità di frequentare in presenza. Il modello sperimentale durerà almeno fino ai primi di ottobre, quando è probabile che si abbiano più certezze in merito alla sostenibilità di un servizio di trasporto pubblico calibrato sull’esigenza di un doppio turno mattutino. I «PRIMINI» e i ragazzi di terza si sono messi pazientemente in fila per sottoporsi alla misurazione della temperatura e all’igienizzazione delle mani. In ossequio alle disposizioni ministeriali, il personale ha invitato gli studenti a togliersi le mascherine personali e a indossare quelle chirurgiche usa e getta fornite dallo Stato in singole confezioni sigillate e sterili (il cui uso in classe, in condizioni statiche, è facoltativo). «Tutto si è svolto al di là delle più rosee aspettative», ha commentato con una punta di sollievo la dirigente Simona Tebaldini. «Ovviamente — ha aggiunto — è presto per fare previsioni a lungo termine ed è necessario procedere per approssimazioni successive. Per il momento abbiamo visto che il tempo richiesto dai controlli è ragionevole e che il pericolo di assembramento in entrata e in uscita è scongiurato. Ora stiamo studiando soluzioni per consentire lo svolgimento della ricreazione in sicurezza e un percorso esterno che permetta alle classi di raggiungere le aule di laboratorio senza intasare i corridoi». • © RIPRODUZIONE RISERVATA