Allarme pigrizia:
un bresciano su
tre non fa movimento

Il 30% dei bambini e ragazzi tra i 2 e i 13 anni non pratica attività
Il 30% dei bambini e ragazzi tra i 2 e i 13 anni non pratica attività
Lisa Cesco 13.02.2020

Fare movimento è come assumere una medicina quotidiana per il nostro benessere, ma senza le controindicazioni e gli effetti indesiderati dei farmaci. Eppure circa un bresciano su tre non riesce a vincere la pigrizia ed è refrattario all’attività fisica. I dati del Governo Clinico dei medici di medicina generale confermano che sul territorio di Ats Brescia è sedentario il 28,8 per cento della popolazione di età compresa tra i 18 e i 69 anni (i numeri sono riferiti al 2018, e sono in linea con quelli Istat regionali). A questa quota di sedentari «puri» va aggiunto un altro 30 per cento che svolge attività fisica in modo saltuario. Alla luce di questi distinguo, risulta quindi che solo un terzo dei bresciani svolge attività fisica in modo continuativo. NON VA meglio nemmeno tra i più piccoli, che per età ed energia dovrebbero essere molto più attivi degli adulti: in realtà il 30 per cento dei bambini e adolescenti tra i 2 e i 13 anni è sedentario (15,3 per cento) o esegue attività fisica in modo discontinuo (14,7 per cento), come emerge dai dati raccolti dai pediatri di famiglia del territorio di Ats Brescia. Le bambine tendono ad essere meno attive dei coetanei maschi (31,1 per cento delle femmine è sedentaria o svolge attività fisica in modo discontinuo contro il 28,9 dei maschi), mentre fra i bambini stranieri si registra il picco di scarsa attività fisica, con il 51 per cento che è sedentario o svolge attività fisica in modo discontinuo, contro il 25,5 per cento degli italiani (fra gli stranieri è molto bassa la quota dei bambini che praticano un’attività sportiva dilettantistica o agonistica). Come prevedibile nella frequenza dell’attività motoria entra in gioco anche il peso corporeo, visto che i piccoli normopeso sono quelli che maggiormente effettuano attività fisica, sia libera, sia di tipo sportivo (mentre fra gli obesi la sedentarietà sale al 41 per cento). Gli esperti di Ats fanno comunque notare che il trend è in miglioramento negli ultimi anni nella fascia di età 2-13 anni: dal 2014 si è osservata una tendenza all’aumento dell’esercizio fisico, sia inteso come attività libera di tipo ludico, sia come attività sportiva di vario livello, e la percentuale di bambini sedentari o che svolgono attività fisica in modo discontinuo si è abbassata dal 35,4 per cento del 2014 al 30 del 2018. «Fare movimento è come prendere una grossa pillola che fa bene a tutto l’organismo – spiega Claudio Orizio, ordinario di Scienze dell’Esercizio Fisico e dello Sport all’Università degli Studi di Brescia -. Aiuta a prevenire diabete e sindrome metabolica, ipertensione e obesità, tiene in forma l’apparato cardiorespiratorio, preserva le capacità cognitive del cervello, ritardando l’insorgenza di demenza, mantiene il tono dell’umore e ha un effetto protettivo nei confronti di tumori come quelli di colon e mammella, e delle recidive». Un recente studio ha evidenziato anche un rischio inferiore di cancro alla prostata negli uomini che svolgono esercizio fisico in modo continuativo. «LA DIFFERENZA è che per prendere una pastiglia ci vuole un secondo, per correre o camminare serve almeno mezz’ora di tempo – considera Orizio -. Sappiamo tutti che l’esercizio fa bene, ma la nostra vita non è organizzata per l’attività fisica, piuttosto è basata sull’ottica produttiva del lavoro. Il tempo disponibile è sempre poco, per questo fare movimento deve essere una scelta intelligente, che porta a rinunciare a qualcosa (come nella dieta) per ottenere benefici significativi per la nostra salute». Fare attività di gruppo è una possibile soluzione: può essere di grande aiuto perché incentiva la motivazione, favorisce la socialità e sgancia l’esercizio fisico dall’idea di “sofferenza” individuale. «Senza però mai dimenticare la gradualità, ed evitando il fai-da-te, che può essere pericoloso per la salute – avverte ancora Orizio -: bisogna sempre chiedere consiglio al proprio medico di famiglia, che può indicare a ciascuno il “suo” movimento». • © RIPRODUZIONE RISERVATA