A Brescia 41
aspiranti
medici in più

Lisa Cesco 19.04.2019

Per il prossimo biennio, la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Brescia si prepara ad accogliere un numero maggiore di aspiranti camici bianchi: i posti per le matricole cresceranno del 20 per cento, passando dagli attuali 209 a 250. Una scelta di responsabilità, davanti allo scenario di carenza cronica di medici che si prospetta (nei prossimi 15 anni il Servizio sanitario perderà 14 mila medici, secondo le ultime proiezioni dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane), complici pensionamenti, scarsa compensazione dei turnover e una programmazione nazionale degli accessi a Medicina e scuole di specialità che non ha saputo prevedere il reale fabbisogno a venire. UN PRIMO incremento si avrà già dal prossimo anno accademico 2019/20, con una crescita del 10 per cento che porterà a 230 i nuovi iscritti. Un ulteriore 10 per cento verrà aggiunto nell’anno successivo, per arrivare a 250 posti disponibili (le pratiche formali per l’aumento sono già state avviate con il Ministero e il via libera definitivo è atteso per giugno). «Questo orientamento è condiviso dalla Conferenza dei rettori, riteniamo importante la disponibilità ad ampliare i posti a Medicina, mentre non siamo d’accordo con l’abolizione tout court del numero chiuso, di cui periodicamente si discute – spiega il rettore Maurizio Tira -. I candidati che ogni anno partecipano al test di ingresso per Medicina a Brescia sono 1.300, è irrealistico riuscire a far fronte a così tanti iscritti, a meno che non arrivino finanziamenti aggiuntivi dallo Stato per incrementare docenti e strutture». Formare futuri medici significa infatti poter garantire non solo la preparazione teorica ma anche un approccio pratico alla clinica, attraverso l’esperienza in reparto e nei laboratori. Brescia fa da apripista con l’aumento del 20 per cento dei posti a Medicina, che verrà assorbito dall’ateneo con fondi propri. A questa sfida se ne aggancia un’altra, altrettanto impegnativa, di tipo infrastrutturale, che riguarda il futuro edificio da realizzare nel campus dell’area Nord di Brescia, con uno stanziamento di 10 milioni di euro. «Dal 2020/21, quando sarà a regime l’aumento degli iscritti, sarà necessario “sdoppiare” il corso di laurea di Medicina in due classi, per assicurare agli studenti spazi e didattica ottimali», preannuncia il rettore. Una classe troverà posto nel nuovo edificio da 5 piani che verrà costruito nell’area di via Branze, dove insiste il terreno oggi usato come parcheggio e campo da baseball Cus (ma si sta ragionando anche sugli spazi del parcheggio di Medicina e della Scuola infermieri). NEL NUOVO polo didattico troveranno posto anche i nuovi corsi di laurea in Farmacia, Sistemi agricoli, Tecniche dell’edilizia, Economia digitale, oltre a laboratori e spazi per far fronte alla crescita di Ingegneria. «Stiamo partendo con lo studio di fattibilità – annuncia il rettore -, l’obiettivo è arrivare nel 2020 alla gara per l’assegnazione dei lavori». Aumentare i posti a Medicina sarà un passaggio importante, ma non risolverà tutti i problemi di carenza medici, a causa del cosiddetto «imbuto formativo», ovvero i posti limitati nelle scuole di specialità, con conseguente esclusione di molti neolaureati dal percorso specialistico. «Il problema delle borse di specialità rimane aperto – avverte Tira -. A Brescia possiamo contare su 38 scuole con oltre 500 studenti, un aumento degli iscritti sarebbe possibile, trattandosi di classi gestibili, formate da una quindicina di discenti. Ma c’è il nodo dell’assegno mensile da riconoscere agli specializzandi, cui i singoli atenei non sono in grado di far fronte:servono finanziamenti statali dedicati». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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