Caccia ai nuovi
«veleni» nell’area
delle discariche

I laboratori dell’Arpa proseguiranno i monitoraggi per prevenire pericolosi esuberi dei Pfas Sotto la lente dei test l’area delle discariche di Montichiari
I laboratori dell’Arpa proseguiranno i monitoraggi per prevenire pericolosi esuberi dei Pfas Sotto la lente dei test l’area delle discariche di Montichiari
Valerio Morabito 15.10.2019

In un territorio bresciano iperstressato sotto il profilo ambientale la scoperta non desta certo sorpresa, ma fa comunque risuonare un altro campanello d’allarme. Dopo che le analisi delle autorità sanitarie del trentino hanno portato alla luce la presenza di molecole di Pfas nel bacino del fiume Chiese dove tra l’altro si vorrebbero scaricare i reflui trattati del lago di Garda, i test eseguiti dall’Arpa nella zona delle discariche di Montichiari ne hanno evidenziato la presenza anche nelle falde superficiali. LA CONTAMINAZIONE - al di sotto dei limiti di sicurezza - è provocata dal percolato dei rifiuti. Non ci sono al momento pericoli per la salute umana, ma l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ha commissionato uno studio monitorare le concentrazioni di sostanze perfluoroalchiliche o acidi perfluoroacrilici, ritenute molto pericolose per la salute. AL MOMENTO, nella zona degli impianti di smaltimento rifiuti di Montichiari non sono stati registrati superi. Almeno stando agli ultimi dati, che da qui a breve dovrebbero essere aggiornati. Ciononostante, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale ha deciso, grazie a tecnologie di ultima generazione, di attivare i laboratori di Brescia per determinare la presenza di Pfas che non ha oltrepassato la soglia massima di 3 ng/l. E per la precisione, stando ai dati analitici di Arpa, nel comparto discariche il dato ufficiale è quello tra 0,021 ng/l e 0,005 ng/l. Stesso discorso vale per Lonato, dove dalle analisi di siti dismessi i valori di Pfas sono praticamente identici a quelli di Montichiari. Sta di fatto che nell’elenco dei punti di monitoraggio delle acque sotterranee spiccano Bedizzole, Calvisano, Gambara, Lonato, Montichiari, Montirone e Pralboino. Tutti territori che tra discariche attive, dismesse e problemi con i nitrati, hanno una situazione ambientale delicata. Per l’anno in corso, per cercare di avere un monitoraggio sempre più veritiero, si stanno accompagnando le verifiche ispettive ordinarie già programmate nelle discariche con campionamento ed analisi di percolati e dei piezometri più significativi della rete dei piezometri di monitoraggio delle discariche. QUESTO VUOL DIRE che la questione discariche, in particolar modo a Montichiari, è destinata a rimanere attuale anche nei prossimi anni. A prescindere dal conferimento di rifiuti in discarica in alcuni siti, ormai giunto quasi al capolinea, gli enti come Arpa sono chiamati a monitorare il percolato in falda per verificare l’eventuale supero delle molecole di Pfas. Sta di fatto che nel primo semestre del 2019 il numero generale di campioni analizzati è di 350, mentre nel corso di tutto il 2018 erano finiti sotto la lente di ingrandimento 600 campioni. Tornando al 2019, per le acque superficiali prosegue il monitoraggio dei Pfas sulle stazioni nelle quali, nel corso del 2018, è stato riscontrato un congenere. Inoltre è stato programmato il monitoraggio in provincia di Brescia su corpi idrici, come il Chiese per un totale di 83 stazioni. E a proposito del corso d’acqua che attraversa alcuni territori della Bassa, nel 2018 il fiume Chiese è stato monitorato all’altezza di Montichiari e Villanuova sul Clisi. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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