Tentata
corruzione,
condanna sicura

Il denaro confiscato al termine della procedura giudiziaria
Il denaro confiscato al termine della procedura giudiziaria
P.CITT.20.11.2020

Alla fine dello scorso giugno la Guardia di Finanza di Brescia era entrata nel suo capannone di Lograto per una perquisizione disposta dal tribunale, su richiesta della Procura di Brescia che indagava su un giro di fatture false che vedevano coinvolto anche l'imprenditore, un 65enne di origini siciliane attivo nel settore delle manutenzioni meccaniche. Le Fiamme Gialle avevano individuato e recuperato 70mila euro in contanti nascosti nel vano motore di un muletto dell'azienda. Il 65enne a quel punto, per cercare di evitare che la perquisizione proseguisse, si era avvicinato al comandante della compagnia di Brescia e a un ispettore dicendo che se avessero voluto avrebbero potuto tenersi tutto quel denaro contante, in cambio ovviamente del silenzio. E così il 65enne in un attimo si è trovato in arresto. Istigazione alla corruzione il reato che lo ha fatto finire in manette e per questo è stato condannato a due anni e due mesi di reclusione (la pena, così come prevede il rito, è stata ridotta di un terzo) al termine del processo celebrato con il rito abbreviato andato a sentenza martedì. LA PERQUISIZIONE proseguita all'interno del capannone aveva portato al recupero di un vero e proprio tesoro in contanti. Nascoste, molto bene, in diversi punti dell'azienda c'erano infatti decine di mazzette di denaro sulla cui presenza il 65enne non era stato in grado di dare una giustificazione credibile. La perquisizione era durata diverse ore e alla fine la Finanza se ne era andata dopo avere messo sotto sequestro 779mila euro. Una montagna di soldi incompatibile con i soli 160mila euro dichiarati dall'uomo, e dal suo intero nucleo familiare come accertato dalle Fiamme Gialle, nel corso degli ultimi 20 anni e frutto, come sostengono gli inquirenti, di una serie di reati fiscali. Il tesoro era stato sequestrato a fini probatori e il provvedimento successivamente convertito in sequestro preventivo per sproporzione. La sentenza di martedì ha fatto scattare la confisca del denaro e i quasi 800mila euro sconosciuti all'Erario sono così entrati a fare interamente parte delle casse dello Stato. «Questa sentenza - sottolinea il comando provinciale di Brescia con una nota ufficiale - conferma ulteriormente l’impegno e l’efficacia con cui la Guardia di Finanza di Brescia opera sul territorio in difesa della legalità, delle libertà economiche e del mercato». •