«Idea strategica, ma poi a Verona tutto è cambiato»

L’ultima e decisiva Conferenza di servizi del 14 agosto 1998 che ha dato il via libera alla costruzione dello scalo di MontichiariLa presentazione della neonata D’Annunzio nel 2002
L’ultima e decisiva Conferenza di servizi del 14 agosto 1998 che ha dato il via libera alla costruzione dello scalo di MontichiariLa presentazione della neonata D’Annunzio nel 2002
W.G. 15.03.2019

«L’aeroporto di Montichiari non funziona, d’accordo, ma chissà perché quando si parla di costituire una società per la gestione tutti vogliono avere il 51 per cento. Mettiamo a gara europea la gestione e vediamo se davvero non interessa». È la provocazione di Guido Galperti, politico di lungo corso - sindaco, consigliere provinciale, consigliere regionale, parlamentare - che conosce vita, morte e miracoli dell’aeroporto di Montichiari. L’HA CULLATO insieme al compianto Guido Lepidi, presidente della Provincia di Brescia dal 1995 al 1999 e Franco Bettoni, l’ex «capo» della Camera di Commercio di Brescia, i dioscuri di un’operazione che dall’inizio sembrava davvero appartenere al regno dell’impossibile. Galperti, all’epoca assessore in Broletto, è stato l’ufficiale di collegamento con i partner veronesi, visto che sedeva nel Consiglio di amministrazione della Catullo. Galperti che fa, provoca? «È un dato di fatto, Montichiari non funziona però nessuno ha mai voluto rinunciare al suo controllo, tutti volevano il suo sviluppo, ma non troppo se questo significava creare problemi agli altri scali». Che cosa è successo vent’anni fa? «Il progetto di Montichiari si inseriva in un contesto caratterizzato dall’apertura di Malpensa che apriva opportunità per lo scalo bresciano. L’operazione condotta dai veronesi era lungimirante poiché pensava di costituire un’alternativa aeroportuale del nord-est». Ma non è andata così, e nell’estate successiva all’apertura di Montichiari è accaduto qualcosa che ha cambiato la prospettiva dello scalo. «Avevo perso le elezioni provinciali di primavera (Galperti si era candidato alla guida del Broletto al posto di Lepidi che aveva rinunciato a correre per la riconferma, ndr), in estate ci chiese un incontro Rayan Air che su Brescia Montichiari aveva scommesso. Ricordo che dopo Treviso siamo stati la seconda città italiana per la compagnia irlandese. Ryan Air era contenta di come andava l’attività, parole di apprezzamento e di stima, ma chiedeva 18 miliardi di contributo in sei anni per continuare a investire su Montichiari». UN IMPEGNO RILEVANTE... «Non più di tanto, è così in ogni aeroporto, non si può immaginare che aprano uno scalo e tutto il mondo decide di venirci, così quasi fosse un atto dovuto». Quale è stata la risposta? «Verona ha detto di no perché erano nel frattempo cambiati i protagonisti che nell’operazione di Montichiari avevano creduto - a cominciare dalla Camera di commercio di Verona - in quel polo aeroportuale che avrebbe potuto ritagliarsi un ruolo importante. Ed ha prevalso invece la paura che Brescia potesse invece sottrarre clienti a Verona, un grande errore, una grande miopia». Nel Catullo era però presente anche l’azionariato bresciano, nessuna protesta? «Credo che da parte nostra ci sia stata qualche indecisione di troppo, Brescia non ha saputo far sentire la sua voce. E che qualcosa non funzionasse al meglio l’ha fatto capire il gesto delle dimissioni di un imprenditore affermato come Ugo Gussalli Beretta, messo al vertice nel 2002 della «Gabriele D’Annunzio Spa». Ma c’era proprio bisogno di costituire una seconda società? «Vero, avevamo però fatto un ragionamento condivisibile, che era quello di cercare un maggior coinvolgimento del territorio, dei Comuni circostanti come Montichiari, Ghedi, Desenzano, Carpenedolo. C’era anche un accordo, mai rispettato, che Catullo sarebbe scesa fino al 55 per cento proprio per permettere l’ingresso di altri partner». A proposito di nuovi soci anche i bergamaschi hanno sin dall’inizio corteggiato Montichiari, una passione peraltro sostenuta da ricorsi al Tribunale amministrativo. «Anche in questo caso, tra Bergamo, Brescia e Verona era stato raggiunto un accordo parasociale, solo che sia Sacbo che Catullo volevano il controllo della società e quindi non si è fatto nulla». A questo punto che cosa può accadere? Da più parti si sollecita la gara europea, ma la concessione quarantennale è in capo alla Catullo di Verona. «La concessione riguarda l’utilizzo del sedime aeroportuale che appartiene allo Stato e quindi lo Stato può revocarla se non vengono rispettati gli impegni contenuti. Credo sia necessario a questo punto che una autorità politica, il ministero, chiami intorno ad un tavolo tutti i soggetti interessati, dalle istituzioni alle società aeroportuali, per valutare che cosa fare. Non si può prescindere dalla concessione, ma si potrebbe chiedere a Catullo di rinunciare. Certo in gioco ci sono interessi molti grandi, non pensiamo che gli altri stiano a guardare». • © RIPRODUZIONE RISERVATA