Perdono lavoro e casa e ora vivono in un’auto

La famiglia tunisina rimasta senza casa a Leno
La famiglia tunisina rimasta senza casa a Leno
V.MOR. 11.08.2019

Non c’è pietà per chi resta senza lavoro; neppure se ha dei figli piccoli a carico che ora sono costretti a vivere in un’automobile. L’ultima famiglia finita in mezzo alla strada per effetto della requisizione di un appartamento per il quale non poteva più pagare il mutuo era ed è ancora residente a Leno. È formata da sette persone, di cui quattro minorenni, ma in attesa che la situazione si risolva il padre ha chiesto alla moglie e a tre dei figli di rimanere nel Paese d’origine, la Tunisia, raggiunta alcune settimane fa dopo la morte di un parente. Quindi per il momento il padre 50enne dorme in auto con due bambini minorenni e fa la spola da un parcheggio all’altro in attesa di una risposta dalle istituzioni. ATTUALMENTE l’uomo, rimasto a lungo disoccupato, lavora per una cooperativa, ed è stato costretto a rimanere in auto anche mercoledì, quando Leno è stato colpito da una violenta ondata di maltempo che ha provocato gravi danni. «Una settimana fa nella nostra casa di Castelletto sono arrivate le forze dell’ordine e l’ufficiale giudiziario - racconta Ben Hamed Mourad -; hanno cambiato la serratura dopo che non sono più riuscito a pagare il mutuo e dunque la casa è andata all’asta. Da quel momento abbiamo iniziato a dormire in macchina. Il Comune ci ha offerto due soluzioni: potremmo andare in una struttura a Gottolengo, ma dovrei pagare 20 euro al giorno a persona. Oppure potremmo spostarci a Brescia, ma sarebbe complicato sia per il lavoro sia per i miei figli». In effetti a settembre i bambini dovranno iniziare a frequentare la scuola, e ovviamente in queste condizioni sarebbe ben difficile per loro frequentare con serenità le lezioni. Sulla vicenda è intervenuto il Comitato antisfratti di Brescia, che ha lanciato un passaparola per aiutare con beni di prima necessità la famiglia rimasta senza un tetto. E il Comune? «L’amministrazione locale - ricordano dal Comitato - si era impegnata con un accordo scritto (il 3 luglio 2018) a fornire un appartamento». Che fino a oggi non si è però visto. Nel frattempo, per via dei sigilli posti sull’appartamento vestiti, documenti e oggetti personali delle sette persone sono rimasti nella vecchia casa ora blindata. •

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