È morto
Cochis, bandito
d’antan

Rossano Cochis aveva 73 anni
Rossano Cochis aveva 73 anni
V.MOR.12.07.2020

La sua esistenza è stata un romanzo criminale. E si è conclusa in modo tragico e misterioso. Rossano Cochis è morto dopo un tuffo nelle acque blu di Vieste. Il braccio destro di Renato Vallanzasca era originario di Carpenedolo dove ha abitato prima e dopo la detenzione. Avrebbe avuto un malore durante una nuotata sul litorale pugliese. Sulla tragedia sta indagando la capitaneria di porto di Manfredonia e i carabinieri. Rossano Cochis era stato soprannominato «Nanu» da Francis «Faccia d’angelo» Turatello, boss di una delle bande di rapinatori che negli anni Settanta seminò il panico a Milano. Rappresentante di un’azienda di grissini, Cochis aveva iniziato la sua carriera criminale giovanissimo assaltando una banca nel Mantovano. Poi il salto di qualità con l’ingresso nella banda della Comasina avvenuta con la benedizione di Vallanzasca. Cochis aveva 73 anni, di cui 37 anni trascorsi in carcere. Condannato all’ergastolo da qualche tempo si trovava in libertà condizionale. «Nanu» aveva inanellato una serie di condanne per sequestro di persona, estorsione, rapina aggravata ed evasione. Aveva partecipato a una ventina di colpi ed era stato un componente del commando responsabile del rapimento sequestro di Emanuela Trapani, la figlia sedicenne di Gaetano, presidente della Camera di Commercio milanese, amministratore di alcune delle più grosse industrie di cosmetici nazionali, e che pochi giorni prima si era offerto di comprare la squadra dell’Inter. «Nanu» era il guardiaspalle di Renato Vallanzasca insieme ad Antonio «Pinella» Colia. Dopo la morte di Cochis, è rimasto praticamente solo il «bel Renè». Si, perché Colia è deceduto sei anni fa in un incidente in moto a Basiano e proprio in questi giorni Renato Vallanzasca si è visto negare la semilibertà. Ma Renato Cochis non è stato l’unico esponente della banda della Comasina originario della provincia di Brescia. Un altro componente di secondo livello abita a Bedizzole. Il suo nome è tornato alla ribalta in questi anni per una vicenda legata alla cessione di un lotto di terreno ad una famiglia rom. • © RIPRODUZIONE RISERVATA