Affiorano nuovi
«veleni» nel Chiese
in lenta agonia

I controlli delle Gev sul fiume Chiese dove affiorano nuovi veleni
I controlli delle Gev sul fiume Chiese dove affiorano nuovi veleni
Valerio Morabito 11.10.2019

Le analisi risalgono a qualche mese fa, ma i risultati sono stati diffusi solo in questi giorni. E sono risultati preoccupanti per l’agonizzante fiume Chiese dove sono stati scoperti nuovi «veleni». Si tratta delle molecole della famiglia delle tanto temute Pfas. Non esiste al momento un reale rischio di contaminazione, ma l’evoluzione di un fenomeno inedito per il corso d’acqua andrà seguita e valutata con grande attenzione tenuto conto delle criticità ambientali del fiume. IL MONITORAGGIO sul bacino del Chiese è stato promosso dalle autorità sanitarie del Trentino sull’asta del fiume. Il campanello d’allarme risuonato per il segmento di alveo a monte del lago d’Idro si è esteso anche al tratto a valle, quello che attraversa la Bassa bresciana e dove un anno fa si è sviluppata la carica batterica di legionella e polmonite. Il monitoraggio è iniziato nel 2018, prolungandosi per oltre un anno secondo le regole dettate dal Ministero dell’Ambiente. Nel Chiese è emersa la presenza, seppur modesta, di molecole di Pfas, cioè sostanze perfluoroalchiliche o acidi perfluoroacrilici, ritenute molto pericolose per la salute. Sulla scorta del primo range di analisi l’Appa, l’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente di Trento ha approfondito l’esame delle acque. La relazione dell’Appa ha confermato la presenza delle sostanze tossiche, anche se le «concentrazioni rilevate a livello nazionale, eccetto alcune aree con problematiche conclamate - si legge nel documento dell’istruttoria -, consentono di anticipare che ci potrebbero essere alcuni problemi di classificazione "ambientale" delle acque, ma non di contaminazione acuta, ovvero con effetti sull’acqua potabile». I referti confermano la presenza delle sostanze inquinanti. «Sia pure con concentrazioni medeste, è stata registrata una presenza di Pfas, nel territorio del bacino del Chiese». Ma quale è l’origine della contaminazione? Secondo gli esperti si tratta di un’eredità provocata da insediamenti industriali non più in esercizio. DELLA SITUAZIONE sono state informate tutte le autorità sanitarie territoriali che si occupano del bacino del Chiese e anche l’Arpa della Lombardia che dovrà decidere se concentrare un focus di accertamenti sulla parte terminale del Chiese. L’Appa, nell’ottica di un monitoraggio, ha stretto una collaborazione con l’Università di Trento centrata in particolare sulla molecola Pfos, appartenente alla famiglia delle Pfas. Le concentrazioni rilevate sono inferiori, come specificato, agli standard di qualità ambientali delle acque. Nonostante la contaminazione sia debole si continuerà a monitorare la situazione attraverso approfondimenti di carattere idrogeologico e stratigrafico, per studiarne l’evoluzione nel tempo e la prospettiva di un suo definitivo risanamento. La valutazione di questa e altre analoghe misure è affidata a una cabina di regia provinciale composta da esperti sanitari e ambientali. Non si esclude in tempi relativamente brevi un range di analisi sul lago d’Idro che rappresenta la camera di compensazione delle acque del Chiese. Il nodo è la reperibilità dei fondi in quanto uno studio approfondito richiederebbe ingenti somme. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

1 2 3 4 5 6 >