A Brescia mezzo milione di tv a rischio rottamazione

Nella sola provincia di Brescia ci sono 500 mila televisori a rischio rottamazione
Nella sola provincia di Brescia ci sono 500 mila televisori a rischio rottamazione
Cinzia Reboni 07.09.2019

Una «rivoluzione» nel salotto di casa. L’avvento della seconda generazione del digitale terrestre non sarà indolore. In provincia di Brescia sono a rischio rottamazione mezzo milione di televisori che diventeranno gradualmente inservibili per il nuovo switch-off, il secondo dopo quello del 2012. Centomila apparecchi saranno già fuori uso a settembre del 2021, quando verranno spente le frequenze in Lombardia. Poi gradualmente saranno oscurate le altre tv obsolete. La stima è calcolata solo sulle famiglie. Il che significa che ai 500 mila «vecchi» televisori di casa vanno aggiunte le multiutenze, cioè hotel, caserme, ospedali, bar, Case di riposo e altri luoghi pubblici. «BRESCIA è una provincia ricca - spiega Giuseppe Borea, esperto di tv digitale, consulente e membro del comitato operativo di Tivu srl -, dove viene stimata una media di 2,5 apparecchi per ogni abitazione. Considerando i 538.626 nuclei familiari censiti dall’Istat nel 2017, si arriva ad oltre 1 milione e 300 mila televisori». Il 10% di utenti già accede a tivùsat - la società partecipata da Rai, Mediaset e Telecom nata nel 2008 proprio per supportare il passaggio al digitale terrestre -, mentre circa il 20% è abbonato Sky. «Il 30% degli utenti, così come quelli che hanno già un televisore predisposto per il Dvb-T2 o dotati di decoder adeguato, non dovranno quindi fare nulla, in pratica non si accorgeranno nemmeno del passaggio - sottolinea Borea -. Possiamo dunque ragionevolmente dire che quelli a “rischio“ e interessati allo switch off saranno oltre mezzo milione». Il passaggio al nuovo digitale terrestre sarà avviato in diverse tappe, fino al completamento entro il 2022, quando il segnale tv non sarà più ricevuto dai vecchi televisori. Il primo step sarà il cambio, nel gennaio del 2020, del codice Mpeg2 - che consente oggi a molte tv di ricevere in digitale -, sostituito dal più evoluto codice Mpeg4, che a sua volta lascerà il posto, nel 2022, ai codici Hevc che porteranno al nuovo standard Dvb-T2 (Digital Video Broadcasting - Terrestrial 2), la seconda generazione del digitale terrestre. Il passaggio è dovuto alla scelta dell’Europa di liberare un terzo delle frequenze 700 Mhz per lasciare spazio al 5G, la nuova rete ultraveloce della telefonia cellulare. Il nuovo codice Hevc consentirà la definizione 4K per tutti i canali. «Entro il 2022 il processo deve essere terminato, per adeguarsi alla normativa Ue e per non interferire con le frequenze di Paesi confinanti come Francia e Svizzera - spiega Borea -. Non si tratta di una data lontana come sembra: se quelle frequenze venissero spente oggi, 17,8 milioni di famiglie italiane, ossia l’82%, non vedrebbero più i programmi dei canali terrestri». In Italia, secondo il Mise, ci sono ancora circa 10 milioni di televisori fermi al codice Mpeg2. «Gli apparecchi acquistati dopo gennaio 2017 dovrebbero avere le caratteristiche tecniche richieste per il passaggio al nuovo standard - aggiunge Borea -. Chi invece possiede un modello precedente dovrà verificare se il proprio apparecchio supporta il Dvb-T2 e il codice Hevc, oppure se è possibile aggiornarlo da remoto. In caso contrario, dovrà comprare una nuova tv o un nuovo decoder o una cam compatibile». COME FARE? «Bisogna controllare innanzitutto se la tv è in grado di sintonizzare correttamente alcuni canali in Hd, come Rai Uno Hd sul 501 - suggerisce Borea -. Se l’operazione ha successo, significa che l’apparecchio è pronto per il passaggio del 2020. Oppure si può provare a ricevere lo stesso canale in Hd e non - come La7 e La7 Hd -, che sono sulla stessa frequenza. Anche in questo caso, se ciò è possibile, il televisore è salvo, altrimenti, se sarà visualizzata solo la versione in standard definition, la tv non è compatibile con le imminenti frontiere della trasmissione, e quindi, entro una manciata di mesi, andrà sostituita oppure affiancata da un decoder». •

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