Domani il primo
di sette «focus»

La copertina del primo inserto in edicola domani con Bresciaoggi
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F.L.03.10.2019

L’intelligenza artificiale è un uso sofisticato di grandi dati «macinati» da macchine potenti, che in parte sono programmate per farlo e in parte stanno imparando a farlo da sole. È una definizione semplificata di quella che molti hanno ribattezzato «intelligenza umana aumentata», un supporto che moltiplica le capacità naturali dell’uomo aprendo la strada a nuove professionalità e competenze. Questo, però, implica che da una parte ci siano tecnologie avanzate per funzioni diverse, dall’altra competenze in grado di utilizzare e interpretare le nuove tecnologie. L’Italia è ancora parecchi passi indietro. Tutta Europa risulta in ritardo per quanto investimenti e diffusione dell’Intelligenza Artificiale. Meno della metà delle aziende del Vecchio Continente ha adottato una tecnologia di AI, le altre non si rendono conto che da questi strumenti dipenderà una quota importante di crescita futura. Il capitale pro-capite investito è pari a 220 euro in Usa, in Europa si va dai 123 della Svezia ai 58 della Finlandia ai 3 euro pro capite dell’Italia, dove la preparazione alla rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale risulta decisamente inferiore alla media europea, su tutti gli indicatori: numero di startup, maturità digitale, tasso di innovazione, capacità di investimento. È una situazione che mette le imprese in una condizione di svantaggio rispetto ai competitor mondiali: l’AI potenzia le capacità umane e permette ad aziende e individui di realizzare al massimo il proprio potenziale. Aiuta le relazioni con i clienti e migliora l’efficienza delle attività, la produttività, l’analisi predittiva basata sui dati. Ma servono competenze adatte: con l’Intelligenza Artificiale bisogna imparare a lavorare, coniugando creatività, empatia, emozioni e capacità di giudizio che caratterizzano gli esseri umani con la velocità di calcolo e la possibilità di elaborare e comprendere enormi quantità di dati delle macchine. Trovare il giusto equilibrio tra tecnologia, talento e connessione umana permetterà a persone e imprese di avere successo. Serve una rivoluzione delle competenze e sono in primis le aziende a richiederla: in Italia più di una su tre fatica a trovare talenti. È la percentuale più alta degli ultimi 12 anni. Chi si affaccia al mondo del lavoro deve avere un bagaglio di competenze diverse, innovative, proiettate alle nuove opportunità che queste tecnologie genereranno negli anni futuri. Ma servono anche continui interventi di ri-alfabetizzazione per evitare il rischio di marginalizzazione dal mondo del lavoro. • F.L.