Il giardino segreto:
«usciamo» di casa
con Marco Tiraboschi

Sara Centenari09.04.2020

Se la musica è l'arte delle Muse, se l'origine greca della parola la individua come «arte di tutte le arti», allora possiamo dire che il musicista che costruisce relazioni con il cinema, la danza, il teatro e la scenografia esprime al massimo grado la sua funzione. Oggi a regalarci il suo sguardo sul mondo, da una casa piena di chitarre classiche, acustiche ed elettriche, bouzouki e violini, mandole, mandolini e altri tesori «a corda» sarà Marco Tiraboschi, artista eclettico che ha fatto sempre correre libera la sua curiosità verso i suoni e gli strumenti di altre culture. Legni d'ogni foresta a costruire questi strumenti, consueti o fuori dal nostro ordinario. Corde «tese» attraverso le quali spirano di continuo le brezze, freschissime o calde, del Mediterraneo di diverse longitudini.

Il protagonista odierno dell'iniziativa di Bresciaoggi «Musica dalla Camera - Reagiamo alla paura» ci fa addirittura ascoltare – dietro nostra accorata richiesta – un affascinante brano del tutto inedito, che presenta un titolo e una struttura evocativi del momento che stiamo passando: «An empty garden».

Ma questo non è l'unico regalo che il compositore bresciano, strumentista e curatore di festival, ha condiviso con il pubblico asserragliato in casa. Il 4 aprile era  la data di nascita di un maestro indimenticato. Nella sua casa nel cuore della Franciacorta Marco Tiraboschi ha reso infatti omaggio a Giancarlo Facchinetti e lo ha fatto per tutti quegli spettatori che ora osservano e ascoltano, solo da uno schermo, le esibizioni degli artisti, quelli rimasti connessi agli altri. «Al compianto compositore bresciano va tutta la mia stima. Ho voluto dedicargli questa interpretazione, a mio modo, della sua Ave Maria» ha scritto Tiraboschi quel giorno.

Il direttore artistico della nuova rassegna «etno-tracce in Franciacorta» che ha avuto il proprio debutto nel 2019, approfitta degli spazi e dei tempi imposti dall'isolamento e dalla quarantena per mettere a punto un progetto che si chiama «In a new world»: «L'idea è quella di dare origine a un nuovo ensemble di dimensioni variabili dedicato alla world music, all'esecuzione di brani originali e di composizioni dedicate alla formazione da altri autori».

Figlio di un musicista amatoriale, Tiraboschi iniziò lo studio della chitarra classica a dieci anni, «coltivando parallelamente l’improvvisazione e le correnti “trasversali"». Durante il conservatorio formò vari gruppi di sperimentazione  come il «Live in Brest trio» e maturò una grande passione per i film che lo spinse a gestire per qualche anno una sala d'essai, il Piccolo Cinema Paradiso di vicolo Lana, a realizzare eventi a tema e a sonorizzare dal vivo alcune pellicole. 

Diplomatosi in chitarra classica al «Luca Marenzio» con il maestro Gianluigi Fia (1939-2003), Chitarra d'oro nel 1999, si perfezionò agli Incontri chitarristici di Gargnano con Massimo Lonardi e con Oscar Ghiglia.

Grazie ad un progetto finanziato dall'Unione Europea Tiraboschi si trasferì per un anno in Grecia nel 2002, per studiare liuteria, musica tradizionale greca e turca e imparare le tecniche del bouzuki e dell'oud, a Corinto e Atene, in primo luogo con il maestro Mikalis Fantasìs. 

Ha fondato il gruppo di world music Etnikos e ha studiato jazz con Yorgos Poulos (docente della Royal Accademy of London) e con Carmelo Tartamella, collaborando poi con personalità di diverse estrazioni e culture, come il chitarrista statunitense Clay Ross, premiato con il Grammy Award nel 2020, Fausto Beccalossi, Pietro Leveratto, Franco D’Andrea, Pietro Tonolo, Franca Masu, L’Aura (Laura Abela), Tino Tracanna.

 Marco Tiraboschi ha anche partecipato alla creazione e della colonna sonora de «La ragion pura» di Silvano Agosti (partitura di Ennio Morricone) e per sette anni è stato direttore artistico, per il centro culturale Il Chiostro, delle rassegne «Tracce», «Oltre l’immagine», «Luci ed Ombre», che hanno arricchito con molti stimoli inediti la vita culturale del quartiere del Carmine e di tutta la città, a Brescia.

«Chutzpah» è invece il titolo del gruppo e del progetto con cui ha pubblicato un disco di qualità rara, ispiratissimo, sospeso tra lo studio della tradizione da cui proviene («Chutzpah» in yiddish vuol dire «impertinente, insolente») e l'espressione di una strada originale e contemporanea: un disco edito da Dodicilune,  segnalato dalla rivista Jazzit e ospitato dal vivo dal programma di Rai Radio3 «Piazza Verdi».

Con Simone Prando, Riccardo Chiaberta, Natan Sinigaglia e Lorenzo Blardone ha pubblicato il cd di jazz contemporaneo «Kasa» per la Pssst records e l'anno dopo, nel 2016, ha partecipato a «With a star in the brain» dello stesso Simone Prando, che racconta in musica la sua lotta contro una grave malattia. Marco Tiraboschi ha anche sviluppato un personale metodo didattico per rendere la musica e lo strumento «accessibili a tutti attraverso un approccio creativo non convenzionale». Musica raffinata, che lascia spazio alla contemplazione, lontana dalle convenzioni appunto e, comunque, rivolta a tutti!

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