Tare,
emozione
da doppio ex

Un contrasto fra Igli Tare e Sinisa Mihajlovic in un Brescia-Lazio: era il 2003
Un contrasto fra Igli Tare e Sinisa Mihajlovic in un Brescia-Lazio: era il 2003
Gian Paolo Laffranchi10.09.2019

Non chiedetegli per chi tiferà. Già è emozionato alla sola idea che questa partita si giochi. «Non è una partita come le altre per me», riconosce Igli Tare. Oggi direttore sportivo di una Lazio abbonata ai piani alti della Serie A, con costanti legittime ambizioni europee, in passato centravanti del Brescia, e del Bologna, che domenica si ritrovano allo stadio Rigamonti. «Il mio primo pensiero - svela il doppio ex albanese - è che sono felice che si giochi, questa partita. Significa che il Brescia è tornato dove deve stare. Dove l’aspettava il Bologna, che a sua volta merita di stare in alto».


QUATTRO punti il Bologna, tre il Brescia: «Sarà una splendida sfida, da tripla - prevede Tare -. Impossibile fare un pronostico, perché da una parte e dell’altra vedo classe e determinazione. Sarà una bella sfida». Anche fra allenatori: «Corini fa giocare bene la squadra e così ha riconquistato la Serie A. La rosa, poi, è stata rafforzata dal mercato: conosco bene l’ultimo acquisto Romulo, che l’anno scorso nella Lazio è stato una bella sorpresa e saprà dimostrarsi anche a Brescia un punto di riferimento di qualità, in campo e fuori. Quanto a Mihajlovic... Sappiamo tutti cosa sta passando. Io dico solo che merita rispetto. Come professionista e come uomo. E complimenti al Bologna: dalla società ai giocatori, si sono stretti tutti davvero al loro allenatore, senza farlo sentire mai solo».


BALOTELLI è ancora squalificato. «Ma verrà utile fra poco. Ho fiducia in Mario - dice Tare -: ha fatto una scelta difficile, è un ragazzo speciale e a Brescia è circondato da amore. Se farà quello che sa fare, potrà essere determinante per la salvezza. Ormai ha l’età per essere maturo: spetta a lui trascinare i compagni più giovani». SuperMario debutterà contro la Juventus, e negli occhi dei tifosi del Brescia c’è ancora la sua prodezza in uno storico successo sui bianconeri, un 2-0 a Mompiano (era l’8 dicembre del 2002): «Ricordi fantastici. Il mio legame con Brescia è indissolubile. Il Brescia mi ha consentito dimostrarmi un giocatore da Serie A. Non è stato facile, nella mia carriera non mi ha regalato niente nessuno, ce l’ho fatta con la mia tenacia. Ho avuto la fortuna di giocare con fuoriclasse come Baggio, Pirlo, Guardiola, Toni. Il livello era così alto, allora, che con quei campioni si lottava per la salvezza. Ma abbiamo vissuto stagioni indimenticabili». Tre anni a Brescia, due a Bologna: «Fui accolto benissimo, e anche a Bologna è filato tutto liscio. Con un solo rimpianto: lo spareggio salvezza perso con il Parma. Una ferita mai sanata». A Bologna come a Brescia, c’era Carlo Mazzone: «Ho avuto due soli allenatori in Italia, Mazzone per 5 stagioni e Delio Rossi per 3. Mazzone era tosto, fra noi era amore e odio, ma gli sarò sempre grato: mi ha insegnato tanto, sapeva spremere il massimo dal gruppo e dal singolo. Ma per non essere schiacciato dovevi avere personalità. Così si soffre, ma si cresce».


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