Prende cinque
schiaffi e affonda
al giro di boa

La rabbia di Jesse Joronen
La rabbia di Jesse Joronen
13.01.2020

No, Genova non è per noi. Per fortuna il Brescia non deve tornarci più, ha già dato: zero punti e 8 pappine tra Genoa e Sampdoria. E la Serie A? Il problema è questo, il campionato che sta facendo il Brescia, il «non mercato» svolto finora, i 14 punti al giro di boa che richiedono altro che un miracolo per arrivare a 40, la quota standard per salvare la pellaccia. «Dobbiamo capire con quali armi vogliamo giocarci il girone di ritorno», è il messaggio di Eugenio Corini alla società. E le parole dell’allenatore sono come il raggio di sole che trafigge chi sta solo nel cuor delle stanze societarie, Massimo Cellino, presidente-padrone della società. Dopo lo schiaffone a 5 dita preso dalla Sampdoria, dall’attacco non atomico (14 reti nelle precedenti 18 giornate), ci si guarda sgomenti. Il tifoso bresciano è famoso per il pessimismo cosmico, ma anche chi è un inguaribile ottimista in questo momento fatica a trovare un appiglio. Anche stavolta, come contro Parma e Lazio, il Brescia si porta in vantaggio ma il ponte di Torregrossa e il colpo di testa vincente di Chancellor sono le uniche occasioni in cui il Brescia, nel primo tempo, tocca il pallone dentro l’area della Sampdoria.


ANDATO IN VANTAGGIO, il Brescia praticamente smette di giocare. In campo non ci sono gli squalificati Tonali e Cistana, e si riveleranno assenze pesantissime. Ma se per una squadra diventano fondamentali due ragazzi che non hanno nemmeno 20 presenze in A, significa che la coperta non è corta, ma consunta, basta appena per intiepidire la punta dei piedi. Altro dato: Balotelli staziona in prevalenza a centrocampo, Torregrossa gli sta lontano mille miglia. Così, al netto delle lacune, come si fa a pensare di vincere le partite se gli attaccanti vengono sfruttati così? La Sampdoria gioca un calcio semplice, un 4-4-2 fatto di triangolazioni, sovrapposizioni, possesso del pallone molto scarno e corsie laterali dominate con la coppia Bereszynski-Linetty a destra e Murru-Jankto a sinistra. Claudio Ranieri le ha ridato fiducia e la consapevolezza di dover lottare per non retrocedere. Niente di trascendentale, ma il Brescia a Marassi non regge l’urto di un avversario resistibile. Prima dell’1-1 Quagliarella (2 volte) e Jankto mancano favorevolissime occasioni. La fine di ogni illusione al pari di Linetty, servito da una cervellotica respinta aerea di Mateju. Il Brescia è sotto già all’intervallo (Jankto), nel primo quarto d’ora della ripresa reagisce con Balotelli, per 3 volte alla conclusione. Corini non opera cambi e la Sampdoria, fino al rigore del 3-1 di Quagliarella, un po’ di paura ce l’ha. Osando il tridente (Donnarumma-Balo, Torregrossa trequartista), chissà...


MA NON È con le supposizioni che si inquadra il problema del Brescia. Che sta tutto nel messaggio di Corini, con quali armi si vuole affrontare il girone di ritorno. In questo momento, non ce ne sono molte. Un paio di titolari assenti (3 con il lungodegente Dessena) basta per smascherare la povertà della dispensa. Passano le settimane, soprattutto le giornate di campionato ma non si vedono acquisti. L’unico, Skrabb, forse arriva ma è bloccato da chissà quali problemi: «pista raffreddata», fa sapere una società che non scalda i cuori, né gli interessa di farlo. Gli unici a trasmettere e a dare calore in questo momento? Di sicuro Corini, l’unico a metterci la faccia mentre i giocatori solo quando non si perde, e bisogna capire se la scelta è loro (e sarebbe troppo comoda) o del presidente, e allora non ci si può fare niente. E il calore lo danno anche i tifosi, il migliaio presente al Ferraris, che alla fine applaude comunque la squadra, che dopo l’1-3 ha mollato e se durava altri 10 minuti la partita sarebbe finita con un punteggio tennistico. Ma già così è abbastanza, non è ancora «gioco, partita, incontro» ma un girone d’andata del genere è come aver perso il primo set per 6-1. E avanti di questo passo sarà inutile guardare i risultati delle altre: una alla volta stanno allungando tutte e se stasera il Lecce facesse il colpo a Parma, sarebbe già notte. Quei 14 punti al giro di boa impediscono di intravedere provvidenziali scialuppe anche agli occhi più accecati dall’amore per questa squadra. Genova non è per noi. E la Serie A?


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