La partita dura
cinque minuti. Poi
è solo un’avvilente agonia

Tutta la delusione di Ernesto Torregrossa: un incubo
Tutta la delusione di Ernesto Torregrossa: un incubo
Alberto Armanini02.07.2020

La partita è finita al quinto del primo tempo. Bruciato il vantaggio con Donnarumma e subìto l’1-0 da Young, sul Brescia è calata la tenebra. Gli 85 minuti successivi sono stati una lunga agonia non richiesta in un finale di stagione sempre più complesso. Se si vuole credere davvero nella salvezza bisogna dimenticare in fretta. Nelle azioni costruite l’Inter ha mandato in gol il centrale destro, l’ala sinistra, la mezz’ala destra e il trequartista. Sanchez, unica punta del quintetto, ha segnato solo su rigore. Conte però non ha inventato nulla di nuovo per sorprendere Lopez. Piuttosto ha deciso di giocare con i soliti codici (e lo stesso 3-5-2) canonizzati negli anni juventini e perfezionati tra nazionale e Chelsea forte delle proprie certezze. Peccato che il Brescia non abbia saputo leggerli né prima né durante la gara e sia stato pizzicato con facilità disarmante. I PECCATI MORTALI della squadra di Lopez sono molti, è persino difficile elencarli tutti. Primo fra tutti il sistema di gioco di partenza, un 4-4-2 che troppo presto ha mostrato scricchiolii strutturali. La palla persa da Dessena, che ha spalancato la volata di Sanchez per il gol di Young sul secondo palo, è solo il primo esempio del faticoso processo di assestamento del centrocampo. Troppo pochi due interni. Troppo frequenti i cambi di gioco interisti da un lato all’altro, tutti orgogliosamente cercati al fine di aprire il Brescia e infilare verso l’area quanti più giocatori possibile. Male, nella specifica circostanza dell’1-0, anche la lettura di Sabelli e Skrabb, che si vedono spuntare Young dal nulla e non possono opporsi in alcun modo. L’azione che ha prodotto il rigore è un altro piccolo saggio della bravura di Conte nel giocare al gatto con il topo. Per tutto il primo tempo Lopez ha mandato il terzino a uscire sui quinti (Moses e Young), facendo il gioco del tecnico interista. Sul rigore, netto e indiscutibile, Moses ha potuto correre proprio perché Semprini è uscito senza criterio lasciando sguarnita la profondità. Bravo poi l’ex Chelsea a far abboccare Mateju nel trappolone del fallo in area. A proposito: con quell’intervento Mateju raggiunge la vetta della classifica dei difensori che hanno causato più rigori in tutta la Serie A (3). Come lui Bremer (Torino), Smalling (Roma), Gunter (Verona) e Murru (Sampdoria). Il 3-0 e il 4-0 sono poi figli delle stesse carenze strutturali, oltre che di nervi ormai scollegati dalla partita. D’Ambrosio e Gagliardini hanno messo la testa in quella porzione di cielo che nessun giocatore del Brescia ha saputo presidiare. I centri di Eriksen e Candreva hanno lo stesso peso di quei gol che si segnano a fine partita nelle amichevoli estive. Cosa salvare del Brescia? Nulla. Solo il leggero (leggero eh!) miglioramento quando Lopez è tornato al 4-3-1-2 e ha dispensato i terzini dall’uscita sui quinti. Ma a questo punto conta poco. L’unico dato di fatto è che un girone fa l’Inter faticava per uscire dal Rigamonti con un gol di vantaggio. Ieri ha danzato sui resti di una squadra di calcio. • © RIPRODUZIONE RISERVATA