Il nuovo Brescia in 10
conquista un punto
ma è rosso di rabbia

Birkir Bjarnason in azione: l’islandese ha rilevato Spalek all’inizio del secondo tempo e debuttato con il Brescia
SERVIZIOFOTOLIVE / Filippo Venezia, Fabrizio Cattina, Alberto Mariani
Birkir Bjarnason in azione: l’islandese ha rilevato Spalek all’inizio del secondo tempo e debuttato con il Brescia SERVIZIOFOTOLIVE / Filippo Venezia, Fabrizio Cattina, Alberto Mariani
Vincenzo Corbetta 20.01.2020

Non si vince mai, contro il Cagliari si chiedeva la svolta (Corini dixit) ma finisce 2-2. Questo, però, è il campionato cui è destinato il Brescia: chi pretende di più è abituato al Liverpool, al Barcellona. Questo è il Brescia, il Rigamonti non è Anfield o il Camp Nou, a dire il vero non somiglia nemmeno al più sgarrupato dei campi di periferia. E il pubblico bresciano, nel momento del bisogno, nella partita della vita, risponde con il minimo stagionale di presenze: poco più di 12 mila spettatori. In queste condizioni - limiti tecnici, stadio indegno, città di ghiaccio con la sua squadra - altro che impresa serve! PER SALVARSI si è destinati a soffrire fino all’ultimo e la squadra di Corini è in piena corsa nonostante numeri da grattacapo: 19 punti persi subendo rimonte, 23 reti (sulle 38 totali) prese nel secondo tempo e 355 tiri (compresi quelli ribattuti) incassati dall’inizio della stagione, 27 solo con il Cagliari. Ma con questo punto - conquistato in 10 contro 11 - la classifica è migliorata: staccato il Genoa, sconfitto dalla Roma, la zona-salvezza è sempre a un punto perché il Lecce, dopo la Juventus, nel suo stadio impone l’1-1 anche all’Inter. Poco importa. I limiti del Brescia ci sono, i fischi stonati degli arbitri pure. E Giua di Olbia non fa molto per soffocare i cattivi pensieri, che circolano fin dalla designazione. La sua direzione fa restare rossi di rabbia. L’espulsione di Balotelli è preceduta dall’ammonizione per un intervento su Pisacane più scomposto che cattivo, ma ci può stare. E il primo pensiero di Balo, in diffida, è che dovrà saltare l’anticipo di venerdì con il «suo» Milan, non che c’è una partita da vincere. È in campo da 7 minuti, i presupposti per i 3 punti ci sono. Così, dopo qualche secondo di gesti plateali e di parole non certo dolci, ecco spuntare il cartellino rosso. Praticamente è la fine delle speranze di successo del Brescia, a più riprese salvato da Joronen, il migliore dopo Torregrossa, una doppietta d’autore e un lavoro monstre in tutte le zone del campo. Un dato su tutti: sull’ultima palla a spiovere nell’area del Brescia, è lui ad allontanare la minaccia. La severità nei confronti di Balotelli, che ci mette del suo e fa dispiacere soprattutto a chi lo ha sempre difeso, il sardo Giua non la usa nei confronti di Nandez, che all’inizio della ripresa mette le mani addosso a Tonali, spingendolo via in modo evidente. Giua, stavolta, è indulgente: solo ammonizione per l’uruguayano e, per non sbagliarsi, cartellino giallo pure per Tonali che non aveva commesso alcun fallo. Il secondo tempo del Brescia fa sperare. In campo c’è una squadra logica: entrano il nuovo acquisto Bjarnason e Dessena, al rientro dopo 3 mesi, che puntellano il 4-4-2 scelto da Corini dopo il 4-3-1-2 di partenza con l’immancabile Spalek alle spalle di Torregrossa e Donnarumma e Ndoj - svagato in attacco e in copertura - in mezzo per lo squalificato Bisoli. È una formazione più robusta nella proposta offensiva, che trova con Torregrossa il gol del 2-1, una staffilata mancina da una ventina di metri che imperla l’incrocio dei pali. L’impressione è che così il Brescia se la può giocare con tutti e di fronte ha il Cagliari, 6° in classifica anche se reduce da 4 stop consecutivi, ben guidato da Rolando Maran, incredibilmente in discussione nonostante l’ottimo cammino. Il problema sono i frangiflutti, troppo di cartapesta. Al Cagliari non serve nemmeno il coast to coast, per eludere il fragile centrocampo basta una verticalizzazione. Per fortuna del Brescia, Joronen è come Torregrossa: strepitoso. E Cistana, dopo il ritardo nello staccare su Joao Pedro in occasione del primo gol del Cagliari, è autore di più di un salvataggio. MA È UNA SQUADRA di anima, cuore, con sprazzi di bel gioco, che si fa raggiungere dal Cagliari solo per una leggerezza di Romulo, che provoca il rigore del 2-2 (fallo di Tonali su Simeone). Resta l’idiosincrasia al successo. Una volta per l’arbitro di parte, una volta per un errore evitabile, un’altra per il destino cinico e baro. I limiti del Brescia sono visibili, Bjarnason è un buon innesto, si attende Skrabb. Venerdì arriva ilMilan. Più che Ibra si aspettano le mosse del presidente Cellino: si limiteranno al mercato? • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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