Il calcio dice addio
a Squinzi Brescia
Sassuolo rinviata?

Il patron Giorgio Squinzi con l’allenatore del Sassuolo Roberto De Zerbi e il dirigente Giovanni Carnevali
Il patron Giorgio Squinzi con l’allenatore del Sassuolo Roberto De Zerbi e il dirigente Giovanni Carnevali
Gian Paolo Laffranchi03.10.2019

Lo sport italiano è in lutto. È morto dopo una lunga malattia a 76 anni Giorgio Squinzi, proprietario dal 2002 del Sassuolo. Preso in C2, portato in Serie A dove ha messo radici: è al settimo campionato di fila nel calcio dei grandi. Figura cruciale dell’imprenditoria, lascia un grande vuoto in più ambiti: aveva dato un impulso notevole con il suo impegno sia nel ciclismo che nel calcio. Ora il club neroverde può chiedere il rinvio della partita in programma domani allo stadio Rigamonti, contro il Brescia. Uno slittamento più che probabile. Intanto il Comune di Sassuolo ha annunciato che proclamerà una giornata di lutto cittadino in concomitanza con il funerale.


PRESIDENTE di Confindustria dal 2012 al 2016, Squinzi era appassionato e competente sia di pallone che di due-ruote. Aveva mantenuto l’impegno con il Sassuolo, mentre si era man mano disimpegnato dalle incombenze ciclistiche, dopo aver fatto della sua Mapei-Quickstep per un buon decennio una squadra dominatrice a livello internazionale. Squinzi era tifoso del Milan, ma aveva deciso di acquistare la squadra che giocava nella città motore produttivo della sua azienda. Epocale la sua avventura alla guida del Sassuolo, decollato da una dimensione provinciale a un’orbita invidiabile, sul piano tecnico e non solo. Con uno stadio di proprietà a Reggio Emilia alla stregua dei club inglesi, nella scia della Juventus. E i risultati, di conseguenza: nel 2006 la promozione in C1, nel 2008 quella in B con Max Allegri allenatore, nel 2013 la storica promozione in Serie A con Eusebio Di Francesco. Era un presidente appassionato, all’avanguardia ma di vecchio stampo. «I proprietari cinesi - diceva, per esempio - non possono avere lo stesso attaccamento che hanno avuto grandi uomini di sport come Moratti, Berlusconi o Viola». Sentiva di appartenere a quel club. Passione e possibilità, cuore e competenza. Tanti i giocatori portati a Sassuolo, nella squadra affidata dall’anno scorso al tecnico bresciano Roberto De Zerbi. Fra questi spicca il difensore della Nazionale (ora alla Lazio) Francesco Acerbi: «Mi sei stato vicino in uno dei momenti più bui della mia vita, per questo ti sarò per sempre grato - ha detto su Twitter -. Per me sei stato come un padre e ti sarò per sempre riconoscente, resterai sempre nel mio cuore. Grazie Presidente». Una gratitudine più che mai sentita: quando giocava nel Sassuolo Acerbi si vide diagnosticare un tumore. Nel percorso di guarigione è stato aiutato dalla società, in particolare dal patron Squinzi. Nato nel 1943 a Cisano Bergamasco, imprenditore di seconda generazione, Squinzi era amministratore unico della Mapei, l’azienda fondata dal padre Rodolfo nel 1937. Da ragazzo si era laureato a Milano, conseguendo nel 1969 la laurea in Chimica Industriale all’Università Statale. Nel 1970 aveva sposato Adriana Spazzoli nella chiesa di Polenta, a Bertinoro. Anche per questo aveva contribuito ai restauri del monumento avviati dal 2009 e conclusi nel 2012. Per i traguardi tagliati sul lavoro nel 2002 aveva ricevuto la laurea ad honorem in Ingegneria Chimica dal Politecnico di Milano. Dal 2000 al 2012 vicepresidente degli industriali con delega alla ricerca e all’innovazione, il 22 marzo 2012 era stato designato presidente di Confindustria. In carica dal 23 maggio, si è fermato il 25 maggio di 4 anni dopo. Ma sono davvero innumerevoli gli incarichi che ha ricoperto Squinzi, che è stato anche presidente di Federchimica e vicepresidente di Assolombarda.


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