Il Brescia visto ai raggi X: pressing sì, possesso no

Jesse Joronen conquista il pallone  e riaccende l’azione sotto lo sguardo di Sandro TonaliDaniele Dessena all’opera con Mario  Balotelli nelle vicinanze: esperienza fondamentale per il BresciaTonali osserva l’orizzonte, mentre Jhon Chancellor è a terra: il Brescia vuole rialzarsi SERVIZIO FOTOLIVE
Jesse Joronen conquista il pallone e riaccende l’azione sotto lo sguardo di Sandro TonaliDaniele Dessena all’opera con Mario Balotelli nelle vicinanze: esperienza fondamentale per il BresciaTonali osserva l’orizzonte, mentre Jhon Chancellor è a terra: il Brescia vuole rialzarsi SERVIZIO FOTOLIVE
Alberto Armanini 08.10.2019

Tempo di nazionali, tempo di bilanci. Dopo 6 partite il Brescia è ancora virtualmente fuori dalla zona retrocessione, ha disseminato buone impressioni a destra e a manca e ha dato la sensazione di potersela giocare con tutti, persino con le big del campionato. Certo, la litania «a noi gli applausi, agli altri i punti» non deve diventare un’abitudine, però la strada imboccata sembra quella buona. Ma cosa dicono i numeri? E perché nonostante le buone prestazioni c’è ancora chi è pronto a giurare che Eugenio Corini sia un allenatore in bilico? PROMOSSI E BOCCIATI.La top five prestazionale delle prime 6 partite (ricavata con dati oggettivi OptaSports e non da pareri giornalistici) dice che i migliori (tra chi ha giocato almeno 3 gare) sono Tonali (rating 7.23), Joronen (7.00), Donnarumma (6.98), Bisoli (6.83) e Cistana (6.83). I flop, fin qui, sono invece Ayé (6.66), Martella (6.57), Mateju (6.53), Spalek (6.07) e Dessena (5.97). Sulle rilevazioni statistiche incidono in modo particolare errori e meriti dei singoli giocatori. Tonali, 2 assist in 6 partite, è di gran lunga il migliore: di fatto non ha bucato nemmeno una gara. Joronen, pur colpevole contro il Bologna, ha dalla sua 23 parate, per una media di 3,8 interventi decisivi a gara. Donnarumma, 4 reti, è invece il capocannoniere della squadra. Bisoli e Cistana i due debuttanti più convincenti. Di contro, Ayé è sempre un oggetto misterioso. Martella e Mateju sono le due facce della stessa medaglia: 4 gol presi su 9 sono di loro responsabilità. Spalek è castigato dal gran lavoro passivo e dai pochissimi spunti con il pallone, il che lo rende agli occhi delle statistiche un giocatore buono solo per occupare spazi. Dessena, complice il basso numero di partite, ha sulla coscienza i 3 punti persi con il Bologna per via dell’espulsione. CARENZE STRUTTURALI.Da che è iniziato il campionato si sta ripetendo spesso la stessa situazione: palla a scavalcare il terzino sinistro, cross o conclusione e gol. È successo due volte con il Bologna (gol di Palacio e Orsolini) e una volta con il Napoli (Mertens su appoggio di Callejon) con Martella e Mateju protagonisti in negativo. Dinamica leggermente diversa con il Milan: Martella è stato saltato di netto da Suso e Sabelli infilzato da Calhanoglu sul palo opposto. Ma la carenza laterale resta. Il motivo? Errata lettura dei singoli, problemi nel raddoppio laterale (per via del 4-3-1-2) o nel ripiegamento delle mezze ali (vedi Dessena che rimane piantato a guardare Mertens sull’1-0 del Napoli). Su questo c’è ancora da lavorare. IL GIOCO. Corini ha trasmesso da subito l’idea di un Brescia coraggioso, che attacca in avanti e cerca sempre di essere propositivo. I numeri però dicono altro. Ovvero che la squadra ha la minor percentuale di possesso palla della Serie A (42.1%) e il peggior dato sull’accuratezza dei passaggi (71.4%). Sintomo di un gioco verticale e immediato nelle ripartenze. L’assetto della formazione biancazzurra, poi, è curioso. Il Brescia fa pressing alto per recuperare meglio palla ma è quart’ultimo per intercetti (8.5 a gara) e terz’ultimo per tiri concessi (16.8). Però tiene la linea difensiva alta (esponendosi alle già citate imbucate laterali) tanto da aver mandato in fuorigioco finora più attaccanti di tutte le altre squadre (3.5 a partita). • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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