Il Brescia perde
il derby, Balo
insultato segna tardi

La disperazione di Balotelli e Martella
La disperazione di Balotelli e Martella
04.11.2019

Una delle poche cose belle dell’incredibile pomeriggio al «Bentegodi» è anche la più inutile. Il gol di Balotelli a 5 minuti dalla fine, un destro di prima intenzione dalla distanza che si infila sotto l’incrocio dei pali, arriva troppo tardi. Per le speranze di rimonta del Brescia, che perde con il consueto 1-2 (come con Juve, Napoli e Inter) e per la panchina di Eugenio Corini, esonerato in tarda serata con una riga scarna di comunicato: l’allenatore della promozione in A non meritava almeno i ringraziamenti di prammatica? Oggi il nome del successore: in pole Lopez, l’alternativa è Grosso. Pesano le 7 sconfitte in 10 partite e quella di Verona è una delle più immeritate, diversa da quelle con Milan, Napoli, soprattutto Genoa, determinate dai limiti nell’atteggiamento. Ma i numeri sono impietosi. Lo è la classifica. Lo sono i tifosi del Verona con Balotelli. Usano molto l’ironia, con quei «Mario Mario Mario», veri e propri sfottò, più pesanti dei cori che il giocatore sente (e con lui anche gli ispettori di Lega) all’11’ della ripresa quando, in piena azione, prende in mano il pallone e lo calcia con violenza verso la curva gialloblù gridando «ora basta!». Un calcio al razzismo.


L’ARBITRO MARIANI applica il buon senso e toglie il cartellino giallo a Mario, che a norma di regolamento ci sta tutto. Non ci sta, invece, che nessuno venga a spiegare cosa è accaduto: il diretto interessato, la società. L’onere se lo prende il solo Corini nel momento più duro da quando è a Brescia: «Sono pronto a tutto», le sue parole rassegnate rispetto alla decisione che Cellino, in cuor suo, meditava da tempo. Di certo l’aver insistito sulla coppia d’attacco Balotelli-Donnarumma, scelta logica, non ha aiutato per nulla il tecnico. Corini ha pagato colpe non sue, ma anche il fatto di non essere più il tecnico dello scorso anno. Il Brescia ha avuto la fortuna di affrontare certe partite in condizioni ideali: ha trovato il Milan alla seconda giornata reduce dalla sconfitta di Udine e, nonostante il propellente del colpo di Cagliari al debutto, nella Scala del calcio si è limitato a fare da spettatore; idem il Napoli al San Paolo, cui ha concesso l’intero primo tempo prima di prenderlo a pallate nel secondo, limitandosi però all’inzuccata di Balotelli. Che dire del Genoa, in crisi di identità, abbandonato dai tifosi? A Thiago Motta sono bastate 3 sostituzioni per sembrare un fenomeno. Ieri, però, ha perso in casa contro l’Udinese che in panchina aveva il vice dell’allenatore esonerato (Gotti, Tudor). E anche l’atteggiamento prudente contro l’Inter nel primo tempo di martedì è sembrato incomprensibile alla luce della ripresa arrembante, con la stessa squadra rimaneggiata.


FIN QUI le colpe di Corini. Poi c’è la società. È vero: giocatori come Cistana, Tonali, Balotelli li hanno in pochi tra le formazioni in lotta per non retrocedere. Ma in altri settori la debolezza è evidente. Sugli esterni, in primis: Sabelli e Martella avrebbero bisogno di ricambi all’altezza, non di gente che sparisce dai radar e poi ricompare all’improvviso, come Curcio ieri. In mezzo Tonali deve sobbarcarsi un lavoro enorme, troppo anche per un talento del genere. Logico che, spesso, finisca sulle ginocchia: gioca a ritmi disumani, non è assistito come si deve. Il Verona, al di là degli episodi sfortunati (i legni di Bisoli e Balo nel primo tempo, le opportunità sciupate da Tonali, Romulo e ancora da Balo nella ripresa), è più squadra. E non si perde in ingenuità. Riguardare i due gol presi al «Bentegodi», please: sul primo Salcedo, 178 centimetri d’altezza, sovrasta di testa Martella, che è 184. E sul secondo c’è la sofferenza continua sulla fascia sinistra del Verona, accresciuta dal cambio del primo tempo: perché togliere Bisoli dalla mediana, dove era stato pericoloso e nel vivo dell’azione, per confinarlo sulla fascia, fuori ruolo? E Balotelli? Senza di lui 6 punti in 4 partite, con lui uno in 6. Ma ieri il suo dovere da attaccante lo ha fatto, eccome. Basta servirlo, basta supportarlo con il baricentro alto. Al «Bentegodi» ha preso un palo, ha sfiorato il gol in altre 3 occasioni, ha segnato una rete magnifica a 5 minuti dalla fine. Troppo tardi per il Brescia. E per Corini.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

CORRELATI