Gigi Simoni, l’uomo che a Brescia vinse due volte

Gigi Simoni era da sempre molto legato ai colori biancazzurri: da giocatore cento presenze e 12 gol L’ultima esperienza in panchina risale al 2013/14 con la Cremonese
Gigi Simoni era da sempre molto legato ai colori biancazzurri: da giocatore cento presenze e 12 gol L’ultima esperienza in panchina risale al 2013/14 con la Cremonese
Sergio Zanca23.05.2020

All’età di 81 anni è scomparso Gigi Simoni, colpito 11 mesi fa da ischemia cerebrale nella sua abitazione in provincia di Pisa, a San Pietro a Grado, vicino alla splendida abbazia romanica. Per il rischio legato al Coronavirus, nel mese di marzo era tornato a casa dalla clinica privata dove i medici lo curavano. Nelle ultime ore, però, le sue condizioni sono peggiorate, e a niente è servito il ricovero all'ospedale pisano. Ben 14 le promozioni conquistate da Simoni: quattro da calciatore (con l’Ozo Mantova di Mondino Fabbri, il Brescia di Arturo «Sandokan» Silvestri, il Napoli e il Genoa); otto da allenatore (Genoa '75/76 e ‘80/81, Brescia '79/80, Pisa 84/85 e '86/87, Cremonese '92/93, Ancona 2002-03, tutte dalla B alla A, Carrarese '91/92 dalla C2 alla C1); due come direttore tecnico (a Gubbio, nel 2009-10 e nella stagione successiva, dalla C2 alla B). Nella città del Torrazzo ha rivestito anche il ruolo di presidente. Il successo di maggior prestigio: la Coppa Uefa conquistata alla guida dell’Inter, col fenomeno Ronaldo. NATO a Crevalcore (Bologna) il 22 gennaio 1939, Gigi è cresciuto nel settore giovanile della Fiorentina. A Brescia ha vissuto due periodi importanti. È giunto per la prima volta nell'estate '68, da calciatore, dopo avere indossato le maglie di Mantova, Napoli, Torino e Juventus, restando tre anni. Dotato di notevole tecnica, all'inizio occupava la fascia destra, poi si è accentrato per lasciare spazio a Egidio Salvi. Fra i cadetti ha conquistato subito la promozione, disputando 37 partite (4 i gol segnati). «Quella era una grande squadra, e non soltanto in campo –ricordava spesso Simoni -. C’erano De Paoli, Fanti, Galli, Brotto, Busi, D'Alessi, Bicicli, Bosdaves, Cagni, Bercellino, Menichelli. Passavamo molto tempo insieme. L'Ambasciatori era diventato il nostro punto di ritrovo. Negli anni successivi non ho perso i contatti con i compagni di allora, che ho sempre considerato prima di tutto degli amici». Nel ’69-70, in A, sempre con Silvestri, sostituito da Mido Bimbi al giro di boa, Simoni ha collezionato 25 presenze, con 2 reti. Una stagione amara, terminata con la retrocessione. Nel '70/71 di nuovo in B, con l'en plein di presenze (38) e 6 centri. Dal ’78 all’80 Gigi è stato l’allenatore del Brescia, che ha riportato in A. «Nell’autunno del ’79, dopo 7 gare, eravamo penultimi in classifica. Una partenza davvero disastrosa. Dissi al presidente Sergio Saleri: se non vuole correre il rischio di trovare l'automobile rovesciata dai contestatori, forse è meglio che mi sostituisca, anche perché io non intendo cambiare formazione. E lui, di rimando: per l’auto nessun problema, visto che ne ho un’altra; abbiamo costruito la squadra assieme, e insieme retrocederemo in C o saliremo in A. Una frase che mi è rimasta dentro, una sorta di pietra miliare, un ricordo indimenticabile. A San Benedetto del Tronto abbiamo pareggiato, battendo poi l'Atalanta». Una splendida rimonta, sino alla promozione. «Negli anni seguenti ho incontrato gente che ricordava con entusiasmo quella cavalcata. Avevamo lasciato un'impronta». Tanti giocatori hanno preso slancio per una carriera di spicco: Galparoli, Dario Bonetti, Iachini, Bonometti, Venturi, Penzo, De Biasi, Mutti, Salvioni. «Alcuni sono diventati allenatori di valore. Il presidente capiva di calcio, ma ha sempre avuto il buon senso di non interferire nelle scelte tecniche. Spesso lo accompagnavo, quando si muoveva per affari. Avrebbe potuto prendere in mano un'altra società. Lui però aveva il Brescia nel cuore. Peccato non lo abbiano apprezzato come meritava. C’è un episodio che non ho mai dimenticato: un giorno mi ha inseguito in autostrada. Temevo fosse capitato qualcosa di brutto. Invece si era dimenticato di darmi lo stipendio, e voleva consegnarmelo con la solita puntualità». Allenatore gentiluomo, dalla provincia alle grandi piazze: Genova, Napoli, Torino, Milano. Con l’Inter ha ottenuto la soddisfazione più grande (il trionfo in Coppa Uefa), e conosciuto l’amarezza della sconfitta con la Juventus nella sfida scudetto, anche a causa di un rigore non concesso per fallo di Iuliano sul brasiliano Ronaldo. Ma quell’anno, nel ’98, Simoni ottenne la Panchina d’oro. • © RIPRODUZIONE RISERVATA