Delneri: «Donnarumma fuori? Dovevo togliere una punta...»

Gigi Delneri: allena il BresciaAlfredo Donnarumma con Daniele Dessena dopo la rete dell’1-1 all’AscoliIl centravanti non ha gradito il cambio SERVIZIO FOTOLIVE / Filippo Venezia, Simone Venezia
Gigi Delneri: allena il BresciaAlfredo Donnarumma con Daniele Dessena dopo la rete dell’1-1 all’AscoliIl centravanti non ha gradito il cambio SERVIZIO FOTOLIVE / Filippo Venezia, Simone Venezia
Alberto Armanini27.09.2020

Il precedente illustre è la sostituzione di Roberto Baggio a Usa ’94. Stessa dinamica: la squadra resta in dieci e l’allenatore toglie un attaccante. Anzi, l’attaccante. Quello che di norma segna e risolve le partite. Ieri Donnarumma dev’essersi sentito un po’ così, come il Codino a Washington contro la Norvegia. Di contro anche Gigi Delneri dev’essersi sentito come Arrigo Sacchi, che non esitò a rinunciare al suo miglior giocatore in nome dell’equilibrio di squadra. A precisa domanda («Perché ha sostituito Donnarumma?») il tecnico del Brescia ha risposto così: «Eravamo in dieci e non potevamo permetterci due punte. Così è uscita normalmente una punta». In campo è rimasto Ayé, che ad onor del vero ha continuato a correre e lottare. Donnarumma, invece, ha guadagnato gli spogliatoi con lo sguardo di chi non l’ha presa troppo bene. In casi come questo è bene provare ad andare avanti di 24 ore, a quando sarà chiarito che sì, i giocatori prendono sempre male le sostituzioni. Fa parte del gioco. La faccia di Donnarumma negli scatti di bordocampo, però, parla da sola. In quel momento il numero nove del Brescia, l’unico che gira e rigira la butta sempre dentro in tutte le categorie, sentiva di poter dare ancora un grande contributo. Magari segnando proprio il gol da tre punti. Invece si è dovuto accomodare in panchina (ad onor del vero dopo aver dato il cinque di rito a Delneri). Finita lì? Forse sì, forse no. Nel post-partita l’allenatore ha aggiunto che «chi vuol restare a Brescia deve giocare per la squadra, non per se stesso». Donna su Instagram se l’è cavata con un «Dobbiamo ancora crescere ma abbiamo dimostrato che abbiamo un grande carattere. E certe cose non si dimenticano mai». Con tanto di emoticon del pallone a simboleggiare il gol. Tutto dimenticato? Forse sì. PER IL RESTO, Delneri ha visto il bicchiere mezzo pieno. «Il punteggio è giusto. Forse in 11 contro 11 si poteva vincere ma in inferiorità numerica ci sta. L’espulsione è nata da un errore clamoroso di Chancellor. Sul gol preso, che è uno sbaglio completo della difesa ed è arrivato a freddo, vedo lati positivi: ci poteva tagliare le gambe ma così non è stato. Questa non è la squadra di due anni fa, è diversa e arriverà in fondo con delle convinzioni che ora non ha». Elogi per Spalek: «Mai visto così». Stesso discorso per Ayé: «L’assist per Donnarumma era un cioccolatino ben confezionato». E Mangraviti: «Mi è piaciuto molto». O per i centrocampisti: «Abbiamo tenuto bene, Dessena ha lottato come un leone. Bene anche Van de Looi e Labojko mi è piaciuto». Ma il migliore è stato un altro: Martella. Si è capito quando Delneri ha snocciolato per l’ennesima volta il suo credo calcistico. «Non chiederò mai alla mia squadra di abbassarsi - dice -. Dobbiamo avere la mentalità di difendere attaccando. Perché nessuno mi chiede conto della partita di Martella?». • © RIPRODUZIONE RISERVATA