Dalla Curva Nord inni a Corini, frecciate a Cellino

Lo striscione dedicato dalla Curva Nord all’ex allenatore del Brescia Eugenio Corini SERVIZIO AGENZIA FOTOLIVE/Filippo e Simone Venezia, Fabrizio Cattina
Lo striscione dedicato dalla Curva Nord all’ex allenatore del Brescia Eugenio Corini SERVIZIO AGENZIA FOTOLIVE/Filippo e Simone Venezia, Fabrizio Cattina
Gian Paolo Laffranchi 10.11.2019

Brescia colpito, crollato, contestato. Mai visto allo stadio (Rigamonti). Mai successo con Massimo Cellino presidente. Ma la rabbia è grande, nel vedere come la squadra sta buttando via l’occasione di giocarsi una stagione nel campionato di Serie A, dopo esserselo tanto meritato sul campo a suon di vittorie l’anno scorso. Un punto in 5 partite a Mompiano. Sei, contando lo scivolone ininfluente della stagione scorsa contro il Benevento. Quest’anno qui hanno fatto festa Bologna, Juventus, Inter, Torino. Non ci sono solo questi numeri (tremendi) a spiegare la prima contestazione della gestione Cellino. Un accenno rispetto a certe tensioni del passato, nell’era Corioni. Ma questa prima volta è figlia non solo della mancanza di risultati. IL PUBBLICO bresciano non ha digerito l’allontanamento di Eugenio Corini. Il licenziamento del tecnico della promozione non va giù a nessuno. Se gli ultrà dei Brescia 1911 erano andati sotto la sede a protestare, la Curva Nord chiarisce il suo pensiero esponendo uno striscione eloquente: «Grazie di tutto Eugenio Corini». L’allenatore bresciano rimane poi il convitato di pietra del pomeriggio. La Curva lo chiama. Gli rende onore scandendo nome e cognome. E il ringraziamento diventa rimpianto, ripensando al Brescia anche nelle giornate no casalinghe (con Bologna, Inter e Juventus) perché quel Brescia aveva una fisionomia, un gioco a tratti tambureggiante, un assetto ordinato. Perdeva per partenze troppo timide, errori e ingenuità, ma al netto dei limiti strutturali aveva un’anima. Quella che non si vede contro il Torino, e le scelte del nuovo tecnico Fabio Grosso - Spalek e Ayé titolari, la sostituzione di Balotelli dopo un tempo - lasciano perplessi. La Curva Nord invoca il suo bomber Donnarumma (che quando entra una scossa non la dà). Cori anche come frecciate per Cellino? Ce lo si domanda proprio mentre si alza un coro inequivocabile: «Guarda che/guarda che/guarda che partita... Oh, Cellino, guarda che partita»). ALLA FINE, dopo i 4 gol presi e un pomeriggio da incubo, piovono fischi. Per Spalek e Ayé, al momento della sostituzione (tardiva). E per tutti, alla fine della partita. Fischi meritati, per il Brescia più inguardabile della stagione. Avviato, se continua così, alla più mesta delle retrocessioni. Chiamato, finché si è in tempo, a darsi una mossa e cambiare strada. Quella imboccata porta dritta al baratro. • © RIPRODUZIONE RISERVATA