Corini torna al Bentegodi sognando un’altra rinascita

2001: l’esultanza dopo il gol su rigore nel primo derby in A di Verona2019: Eugenio  Corini allena un Brescia che gioca bene, ma raccoglie pochi punti.Al  Bentegodi servirà uno scatto per riprendere la corsa-salvezza AGENZIA FOTOLIVE
2001: l’esultanza dopo il gol su rigore nel primo derby in A di Verona2019: Eugenio Corini allena un Brescia che gioca bene, ma raccoglie pochi punti.Al Bentegodi servirà uno scatto per riprendere la corsa-salvezza AGENZIA FOTOLIVE
Gian Paolo Laffranchi 01.11.2019

Alla lunga distanza. Quelli veri si vedono così, s’impongono così: alla lunga distanza, nel calcio come nella vita. Eugenio Corini ha già dimostrato di far parte della categoria. E l’ha dimostrato nel Brescia come in precedenza a Verona, dove domenica torna da avversario, decisissimo a non smentirsi. Pronto a confermare quanto sia dura affrontarlo, quanto sia impossibile ridurlo alla resa. Sarà una sfida in salita, alla guida di una squadra che insegue, invischiata in bassifondi che oggi vorrebbero dire retrocessione. Sarà l’assalto a un’altra neopromossa com’è la formazione di Ivan Juric. Sarà un ritorno al futuro per Corini, che su entrambe le sponde di questo derby è stato sia giocatore che allenatore, e che in entrambi i casi ha saputo cadere e risollevarsi. NEL BRESCIA Corini è sbocciato, ha spiccato il volo verso il grande calcio (Juventus), è tornato scivolando rovinosamente (retrocessione record), si è rifatto con gli interessi da tecnico: un campionato di B stravinto, l’anno scorso, e quest’anno il sogno che s’avvera, allenare la squadra della propria città dopo aver giocato con V sul petto 101 volte (con 11 gol). Non era stato più facile a Verona, dove al Genio di Bagnolo Mella è riuscita un’impresa niente male: lasciare il segno con due maglie diverse. All’Hellas è approdato nel 1996/97: 9 partite, una rete e un infortunio grave, la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro. Un’amarezza profonda, acuita dalla discesa fra i cadetti. Dopo la retrocessione, un’annata da titolare in B e infine nell’ottobre del ’98 la cessione all’altra squadra della città, il Chievo. Il miracolo di un quartiere che si fa favola del calcio italiano. Tre anni di B, la promozione in A storica quanto la successiva salvezza. Numeri eccezionali, che il raffronto fra un’esperienza e l’altra evidenzia: 46 gettoni e 4 reti con l’Hellas, 134 partite disputate e ben 27 gol con il Chievo, che l’ha scoperto capace di andare a segno con la continuità di un attaccante. Nove le marcature nel 2001/02, stagione-simbolo del Corini veronese. Nel campionato che portava al Mondiale del 2002 il Chievo scopriva la Serie A. Il bagnolese, dal canto suo, sotto la guida di Gigi Delneri si dimostrava il miglior regista del torneo per continuità di rendimento, tanto che avrebbe meritato un po’ di fiducia anche in Nazionale (invece solo una convocazione e niente più, da parte del commissario tecnico Giovanni Trapattoni). IN QUEL 2001/02, un incidente di percorso diventò un trampolino di lancio. Primo derby veronese in Serie A, 18 novembre 2001: vantaggio clivense al 33’ con Eriberto, raddoppio al 37’ su rigore con Corini che dopo aver superato a fatica Ferron (pallone parato ma non trattenuto) corre a perdifiato levandosi la maglia, pazzo di gioia. Dietro l’angolo però c’era la beffa: l’Hellas di Malesani seppe trovare la forza di rimontare, da 0-2 a 3-2 con Oddo su rigore, un’autorete di Lanna e Camoranesi. Eppure era solo un fuoco di paglia. Nel derby di ritorno andò diversamente: 2-1, doppietta di Federico Cossato contro la rete di Mutu. E a fine stagione Chievo salvo in scioltezza, Hellas in B. Alla lunga distanza: i destini si decidono così. Corini lo sa bene, l’ha imparato anche e soprattutto a Verona. Qui cercherà di aggiungere un’altra tacca a una carriera che di ostacoli superati ne conta già molti. Un’altra impresa, un successo scacciacrisi e scacciafantasmi dopo una serie negativa (1 punto in 5 giornate). In fondo il Brescia che si prepara ad assaltare il Bentegodi ha vinto finora solo in trasferta, 2 volte (a Cagliari, a Udine). E non c’è 2 senza 3. • © RIPRODUZIONE RISERVATA