Corini riaccende
il Brescia:
«E andiamo!»

Il gruppo degli allenatori premiati dalla sezione di Brescia dell’Aiac, presieduta da Gian Paolo Dosselli: la cerimonia di consegna dei riconoscimenti si è svolta come da tradizione a Palazzo Loggia SERVIZIO FOTOLIVE / Filippo Venezia
Il gruppo degli allenatori premiati dalla sezione di Brescia dell’Aiac, presieduta da Gian Paolo Dosselli: la cerimonia di consegna dei riconoscimenti si è svolta come da tradizione a Palazzo Loggia SERVIZIO FOTOLIVE / Filippo Venezia
Vincenzo Corbetta 15.10.2019

Stretto tra un passato esaltante e un presente pressante, Eugenio Corini si gode la serata a Palazzo Loggia. L’Aiac bresciana lo premia con la «Panchina d’oro» come allenatore dell’anno. Chi, se non lui, l’artefice del ritorno in Serie A del Brescia dopo 8 anni di stenti e patimenti? Quando viene chiamato sul palco, Corini riceve l’applauso scrosciante e spontaneo del Vanvitelliano pieno: «Il destino degli allenatori è legato ai risultati - la premessa di Corini quando riesce a farsi passare il microfono dal presidente provinciale dell’Aiac Gian Paolo Dosselli -. Anch’io naturalmente voglio ottenerli ma con il gioco, con uno stile, con un’impronta riconoscibile. Io voglio lasciare un segno anche umano in chi lavora con me». La «Panchina d’oro» bresciana è la summa di un anno esaltante. Nell’ottobre del 2018 Corini, arrivato solo un mese prima al posto di David Suazo, in Loggia ritirava dall’Aiac il premio dedicato ad Azeglio Vicini, ieri assegnato a Cesare Prandelli. FRA I DUE TECNICI della Bassa - Corini è di Bagnolo Mella, Prandelli di Orzinuovi - è un passaggio di consegne reale tra strette di mano, complimenti reciproci e pacche sulle spalle. Poi Corini concede qualche battuta in questo vuoto agonistico interminabile, che finirà soltanto lunedì sera, giorno del posticipo contro la Fiorentina: «Era giusto rispettare il lutto per il presidente Squinzi - dice la «Panchina d’oro» bresciana 2018 -, ma fa dispiacere aver saltato la gara contro il Sassuolo: ci eravamo preparati bene, avevamo tanta voglia di scendere in campo». E una pausa così infinita non ha giovato ai piani di lavoro dello staff biancazzurro: «Abbiamo cercato di sfruttare questo tempo per lavorare sulla squadra, per recuperare gli infortunati - spiega Corini -. Abbiamo organizzato 2 amichevoli, purtroppo ne abbiamo fatta una e mezza. Ma sono contento per come abbiamo lavorato». Però 21 giorni di sosta sono un’eternità: «Sì, ci attende una settimana ancora lunga visto che giocheremo lunedì sera, in coda a questa giornata. Tutto il tempo per prepararci bene c’è, non vediamo l’ora di scendere in campo». La pausa non è stata salutare soprattutto per il processo di crescita di Balotelli, ma il suo tecnico non concorda: «I 45 minuti contro la Bagnolese erano calcolati sul lavoro di Mario nei giorni precedenti. Dispiace per il secondo tempo mancato con il Vojvodina, ma abbiamo lavorato pure domenica mattina». E TRA I MOTIVI di interesse, pochi, di questa sosta c’è l’esperimento di Tremolada in regia: «È un premio al ragazzo che si è sempre allenato bene, con grande impegno e volontà. Mancando Tonali e Viviani, assente da 40 giorni per un problema fisico, avevo bisogno di un giocatore che avesse una certa visione del gioco. Tremolada l’ha fatto bene, ha margini di miglioramento soprattutto nella fase di non possesso del pallone, ma sappiamo quello che ci può dare in qualità. È importante provare alternative: nel reparto attaccanti e trequartisti abbiamo tanti giocatori. Tremolada era il giocatore più adeguato da vedere in una posizione diversa». E questa sera il telespettatore e tifoso dell’Italia Corini si aspetta che «sia la volta buona per Tonali. Facciamo il tifo per lui. È già gratificante essere stato convocato tante volte: lo è per lui, lo è per il Brescia. L’emozione per il debutto? Stiamo parlando di un ragazzo talmente equilibrato che vivrà tutto con grande serenità. E quando ripenserà a questo giorno tra 20 anni, si renderà conto di quel che sta succedendo e lo ricorderà per tutta la vita». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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