Cori razzisti dei bresciani? No, autoironia partenopea

Il calore dei tifosi della Curva Nord del Brescia in trasferta domenica allo stadio San Paolo FOTOLIVEIl pubblico napoletano presente in occasione della partita disputata fra le squadre di Ancelotti e Corini
Il calore dei tifosi della Curva Nord del Brescia in trasferta domenica allo stadio San Paolo FOTOLIVEIl pubblico napoletano presente in occasione della partita disputata fra le squadre di Ancelotti e Corini
Vincenzo Corbetta 01.10.2019

«Oh Vesuvio, lavali col fuoco»: il coro si è udito distintamente anche in tribuna stampa al San Paolo. Non è partito dal settore ospiti, bensì dalla curva A. È opera dei sostenitori del Napoli, la cui autoironia è nota. Come si può dimenticare la risposta ai tempi di Maradona allo striscione dei veronesi al Bentegodi, «Forza Vesuvio»? A Fuorigrotta, nella gara di ritorno tra Napoli e Verona, fu esposto un «Giulietta è una zoccola» che fece ridere di gusto tutta l’Italia. Semplicemente geniale. Lo striscione più bello di tutti i tempi. Quell’«oh Vesuvio, lavali col fuoco» non arriva a quelle vette, però l’accusa di razzismo nei confronti dei tifosi del Brescia non sta proprio in piedi, perché i fatti non sussistono. In pochi hanno sottolineato che martedì sera i cori nei confronti di Miralem Pjanic, «sei uno zingaro», sono partiti dopo l’esultanza provocatoria del centrocampista della Juventus, autore del gol della vittoria bianconera. Pjanic, infatti, dopo aver battuto Joronen con uno splendido tiro dal limite dell’area, è corso sotto la Nord facendo un gestaccio immortalato dagli obiettivi dei fotografi di tutta Italia. Prima di quell’episodio, dalla Curva Nord non si era levato alcun coro di discriminazione razziale o territoriale. E non c’è motivo di dubitare che la linea sarebbe stata la stessa se Pjanic si fosse limitato a esultare per il gol segnato, senza provocazioni. ORA: I CORI razzisti vanno condannati senza «se» e senza «ma». Dunque, anche quello nei confronti di Pjanic. Il giudice sportivo ha squalificato per un turno la Curva Nord del Brescia per gli insulti a Pjanic, ma ha applicato la condizionale: trattandosi del primo episodio, la sanzione è stata sospesa. In caso di recidiva, scatterebbe lo stop automatico per due partite. La speranza è che anche la Juventus, celebre da sempre per il suo stile, si sia fatta sentire con Pjanic. Un professionista deve essere tale anche nei comportamenti, evitando di aizzare le tifoserie avversarie. Tornando a domenica, il comportamento dei tifosi del Brescia è stato esemplare. Il viaggio verso il capoluogo campano si è svolto in treno, che per questioni di sicurezza è stato fatto fermare alla stazione di Afragola, a 11 chilometri dalla stazione centrale di Napoli. IL TRASFERIMENTO al San Paolo è avvenuto con gli autobus. Non è accaduto nulla, tutto si è svolto tranquillamente. Nessuna intemperanza né da parte dei bresciani né da parte dei napoletani. E il clima, fuori e dentro al «San Paolo», è stato disteso, tranquillo nonostante una presenza massiccia (45 mila persone): non capita sempre in trasferta. Ed è stato bello, alla fine, vedere Mario Balotelli concedersi al bagno di folla con i tifosi del Napoli, che gli hanno chiesto autografi e selfie, dimostrando molto affetto nei suoi confronti. Un altro episodio confortante, dopo l’ovazione riservata dai milanisti a Franck Ribery che aveva appena demolito il povero Diavolo. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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