Cellino: «Il Brescia è solido, ma dovevo sbagliare di meno»

Massimo Cellino: è presidente del Brescia dal 10 agosto 2017
Massimo Cellino: è presidente del Brescia dal 10 agosto 2017
Vincenzo Corbetta04.07.2020

A 48 ore dalla sconfitta più pesante della sua gestione (lo 0-6 dall’Inter) e alla vigilia del derby con il Verona al Rigamonti, Massimo Cellino torna a parlare con Bresciaoggi. E confessa opere, errori - gli va datto atto: soprattutto propri - ma anche il futuro, che sarà ancora alla guida del Brescia. Sempre che non cambi idea. Presidente Cellino, sa quel che si dice in giro? A fine campionato lei vende tutti, monetizza, regala la società a Tommaso Ghirardi e se ne va in Inghilterra. Uno scenario credibile? Tommaso Ghirardi lo conosco da tempo. Fossi stato io in Lega quando le cose sono iniziate ad andargli male, gli avrei dato degli schiaffoni e lo avrei aiutato. Tommaso è stato circondato da opportunisti, da gente che gliene ha fatte di tutti i colori. Era convinto che il calcio fosse un gioco, lo ha sottovalutato e non ha avuto chi, come ho fatto io quando c’ero, lo ha aiutato. Ma il calcio è una cosa terribilmente seria: io ho dovuto abbandonare le mie aziende per dedicarmici a tempo pieno. Ma so bene che Ghirardi è una brava persona. Sarà il futuro proprietario del Brescia? O l’anno prossimo ci sarà ancora lei? Non scappo dai miei problemi, non sono un vigliacco. Credetemi: le retrocessioni, dopo la morte di mio padre, sono il dolore più forte che ho sentito in vita mia. E il dolore che provo ora per il Brescia non finisce più, come questa stagione. Avrei preferito sospendere il campionato e retrocedere a tavolino. Lo avremmo meritato, eravamo ultimi per colpa nostra, per la maggior parte mia. Avrei voluto riparare con un finale spumeggiante, regalare al Brescia qualche bella partita. Tra infortuni e disgrazie varie, non ci siamo riusciti. Sono mortificato, ma non mi arrendo. Salvezza ancora possibile, dunque? I calciatori devono lavorare oggi per farsi trovare pronti l’anno prossimo: in A o in B. Mi prendo il merito di non avere esposto la società economicamente. A gennaio ho avuto la tentazione di spendere qualche decina di milioni sul mercato per prendere giocatori esperti e vendere i migliori. Questo sarebbe stato il vero danno per tutti. Ho sempre creduto in questi ragazzi, continuo a crederci. Dunque, si ripartirà da questo gruppo? È il mio dovere. All’inizio tutti sapevano bene che venire a giocare in una neopromossa era un rischio. Ho costruito la squadra per la salvezza, mica per la Champions League. Il mio obiettivo era fare scelte di mercato con ingaggi proporzionati alle nostre risorse. Se si va in Serie B, la colpa va divisa tra tutti. Bisogna avere l’onestà intellettuale di tirarsi su, di rimediare tutti insieme a un’annata sbagliata come questa. Io per primo. Bisognerà allestire una squadra competitiva in Serie B lasciando andare i calciatori che hanno richieste. Altri avranno modo di maturare per un’altra stagione continuando il percorso di crescita iniziato 3 anni fa. Sarà dura rivedere Tonali in biancazzurro l’anno prossimo, non crede? La cosa che fa più male è vedere Sandro così. È distrutto psicologicamente, è tre chili sottopeso: se chiedesse di non giocare, lo capiremmo. Gliel’ho proposto nei giorni scorsi, a dire la verità. E cosa ha risposto? Ha rifiutato perché non vuol passare per quello che volta le spalle ai compagni e alla società nel momento peggiore. E non va dimenticato che ha giocato per 3 mesi con un’infiammazione. Tonali è un ragazzo che sta cercando di combattere. Pretendiamo personalità da uno che ha appena 20 anni anche se si trova in difficoltà. Il Brescia 2020-2021 vedrà ancora Lopez in panchina? È venuto qui perché credeva in questa squadra e tanto in Balotelli. Conosco Lopez come allenatore e come uomo: non lo metto in discussione minimamente. Ed è dura giudicare il suo operato in questo contesto. Io spero di finire questo campionato in modo dignitoso per dare continuità al suo lavoro. Ma io agisco sempre per il bene del Brescia, anche quando preso decisioni dolorose. E ce ne sono state. Ad esempio? Mandare via Suazo, che era mio figlio. Tornando al presente, un incidente del genere non può mettere in discussione il lavoro che abbiamo fatto. C’è tanto di positivo, sa? Abbiamo uno stadio decoroso, un centro sportivo nostro, tanti giovani e tanti buoni allenatori nel vivaio. Lei ha parlato di colpe sue per questa annata di scarsa grazia. Quale è stato l’errore più grande? Aver preso Balotelli? A Balotelli ci arriviamo. Lo sbaglio più grosso, e dico la verità, è avere continuato con Corini dopo la promozione. Io avevo dato per scontato di partire con lui, lui di ripartire con il Brescia no. Avrei dovuto captare il suo stato d’animo. Si è sentito messo in discussione, si sono creati tanti malintesi e a errori si sono aggiunti errori. Per me Corini faceva parte del gruppo da difendere per la Serie A, lui però questo non lo avvertiva. L’ho capito in ritardo e la colpa anche in questo caso me la prendo io. Però Corini non ha mai potuto lavorare in pace e aveva un bel credito da spendere anche ai suoi occhi. Lei spesso lo ha criticato pubblicamente. Ricorda quando non vedeva la coppia Donnarumma-Balotelli, che per i tifosi era un sogno? Non le sembra di essere stato troppo divisivo in un momento così felice come la Serie A ritrovata dopo 8 anni? Mi ascolti: è una bella comodità fare il presidente di una squadra di calcio, cercando di assecondare i punti di vista e le opinioni comuni dei tifosi. Poi si fa presto a nascondersi dietro alle scelte, a crearsi degli alibi. Io eccedo nel modo opposto. Faccio scelte spesso impopolari, che mi espongono ulteriormente ma faccio il possibile per ottenere il miglior risultato. Comunque: mi sono trovato in Serie A dalla sera alla mattina con una società non strutturata, nemmeno da Serie B, con un centro sportivo in itinere con problematiche che ci hanno creato con esposti al Tar da parte dell’opposizione all’attuale Amministrazione di Torbole. Dovevamo inventare la campagna abbonamenti senza nemmeno le macchine per poterli stampare. C’erano la sede nuova, lo stadio da rimettere su: tutto concentrato in un mese e mezzo-due. E ancora: il mercato, i contratti da fare. E siamo rimasti senza direttore sportivo. Scusanti ne ho: troppe le scelte da fare in un periodo così breve, fatale che la percentuale di errore sia così elevata. Certo che i bresciani da Cellino si aspettavano di più. Eh, vorrei essere bravo come loro credono. Ma certi errori che ho fatto non sono da me. Ho sbagliato da dilettante perché ho combattuto il mio istinto, ma certe scelte le ho fatte troppo in fretta perché non avevo il tempo materiale di farle. Perché non comunicarlo con efficacia a tutti? È il primo errore che ho fatto da quando sono a Brescia: pretendere che gli altri sapessero cosa avessi nella testa. Gli errori nel calcio li pagano molto spesso i tifosi, la città, la provincia: devo cercarne di farne il meno possibile. Argomento Balotelli. Non era proprio possibile gestire diversamente questa fase, evitare questa guerra? Lei mi ritiene così pazzo da rinunciare alla speranza che un giocatore così forte abbia un ritorno di orgoglio, un senso di appartenenza, un segnale che finora non ha dato? Io sono il primo tifoso di questa squadra, il primo che si illude che possa ancora accadere qualcosa che possa aiutare. Non si dimentichi che Lopez è arrivato e ha fatto Balotelli capitano: ci credeva tantissimo. Tutti mi avevano detto che Mario andava aiutato e gestito. Io sono stato così presuntuoso da voler fare ciò che a tutti gli altri in passato non è riuscito. Come definirebbe adesso l’affare Balotelli? Un grosso equivoco. C’erano troppe aspettative. Molte volte è stato usato come capro espiatorio, ma non da parte mia che sono quello che l’ha portato qui, che l’ha ingaggiato. Ho cercato di proteggerlo. Come? Ad esempio non l’ho usato per alcuna pubblicità anche se lui mi aveva dato la disponibilità. Ho cercato di esporlo il meno possibile mediaticamente. Non era Balotelli che doveva salvare il Brescia, d’accordo, ma giocatori così in vista in gruppi come il nostro, che fanno dell’unione e della modestia la loro forza, possono essere un’arma a doppio taglio. Perché non l’ha difeso quando Chiellini l’ha attaccato nella sua autobiografia? Quando un tesserato indossa una maglia, la rappresenta nel bene e nel male. Sa quante volte vorrei dirne quattro a un avversario o a un arbitro? Tutte le domeniche, ma mi mordo la lingua. Io volevo proteggere Mario, ma lui ogni giorno andava a farsi dei nemici gratuitamente. Perché? Se lo avessi difeso contro Chiellini, adesso la Juve odierebbe il Brescia in partita, in Lega, nella trattativa di mercato per un giocatore. E cosa vale di più per un calciatore? Fare bene il suo lavoro o guadagnare soldi, tanti, grazie al procuratore? Vale di più l’apporto che dai a una squadra o i follower che hai sui social? Io voglio bene ai miei calciatori, ma esigo che siano degli esempi, dei riferimenti per i nostri ragazzi. Non si rimprovera niente in questa vicenda? Io a Mario, in gennaio, ho espresso amore. Gli ho detto di stare qui, di darmi una mano a salvare il Brescia. Ma non era lui che poteva salvarlo da solo: non lo voglio incolpare di questa situazione. Se tornassi indietro sia io che Mario faremmo una scelta diversa. • © RIPRODUZIONE RISERVATA