Brescia, serve la
Champions per uno
stadio da Serie A?

Massimo Cellino, 63 anni: è presidente del Brescia dall’agosto 2017
Massimo Cellino, 63 anni: è presidente del Brescia dall’agosto 2017
Vincenzo Corbetta07.10.2019

La lettura dei giornali in una domenica mattina senza il Brescia - e dunque priva di calcio che conta per chi ama e respira biancazzurro dal profondo - non è stata l’ideale per un bel giorno di festa. Ieri contro il Lecce, l’Atalanta ha inaugurato il Gewiss Stadium, sorto sulle ceneri dell’Atleti Azzurri d’Italia, più vecchio persino del Rigamonti: fu costruito nel 1928, mentre Mompiano il 19 settembre ha festeggiato 60 anni di vita e di crepe. La Curva Pisani, demolita il 7 maggio scorso (i lavori a Mompiano sono iniziati a fine giugno...), è stata ricostruita ma questa è solo la prima parte: «Mai più fuori da Bergamo - le parole del direttore operativo nerazzurro Roberto Spagnolo -. I prossimi lavori li faremo solo a campionato fermo. L’anno prossimo toccherà alla tribuna Ubi». Ubi, lo sponsor storico del Brescia, anzi «molto più di uno sponsor» per dirla col presidente Massimo Cellino.


LA DOMANDA sorge spontanea: perché a Brescia questo non è possibile? Perché se ne parla da decenni e non si fa niente? Perché le istituzioni, l’imprenditoria (uno dei candidati forti alla presidenza di Confindustria è il brescianissimo Giuseppe Pasini, proprietario del gruppo Feralpi, acciaierie, e della Feralpisalò di Serie C), restano fermi di fronte a un’occasione così? Nemmeno un industriale di vaglia come Marco Bonometti, che non sarà mai ringraziato abbastanza nei secoli per aver evitato il fallimento al Brescia, è riuscito a convogliare forze economiche bresciane intorno alla società. Per il compianto Giorgio Squinzi, il Sassuolo in Serie A era il più formidabile veicolo pubblicitario per la sua azienda, il colosso mondiale della chimica Mapei. Gli ultimi lavori sono stati resi possibili solo dalla fantastica cavalcata della squadra di Corini verso la Serie A. Altrimenti, il Rigamonti sarebbe rimasto il rudere più grigio del grigio di sempre senza la mano di vernice estiva. La Curva Nord del nuovo stadio di Bergamo ospita 9.100 posti e grazie a 7 tornelli di ultima generazione installati, tutti potranno entrare nel giro di un’ora. Visti i problemi emersi nell’afflusso degli spettatori nelle prime 2 gare interne del Rigamonti, contro Bologna e Juventus, la rabbia schizza alle stelle. Cellino è proprietario del Brescia dal 10 agosto 2017. Sta facendo cose mai viste: il nuovo centro sportivo a Torbole Casaglia; una squadra che ha stravinto il campionato di Serie B; una rosa all’altezza della Serie A con la non cessione del gioiello Tonali e l’ingaggio di Balotelli.


L’IMPRENDITORE sardo è un «one man show». Non delega, vuole il controllo su tutto. La storia gli dà ragione: Cagliari in Serie A per 17 anni sui 22 della sua gestione, Leeds United venduto con i bilanci in ordine, addirittura in attivo, come gli hanno riconosciuto persino i giornali inglesi che con lui sono stati tutt’altro che teneri. Sullo stadio, però, ci va cauto. È dei giorni scorsi la richiesta di 4 anni e mezzo di carcere chiesti del Pm del processo in corso a Cagliari per i presunti abusi edilizi e per l’inchiesta di peculato legata alla costruzione di Is Arenas, a Quartu Sant’Elena, l’impianto in cui avrebbe dovuto giocare il Cagliari di Cellino al posto del vecchio Sant’Elia. A Bergamo da anni si parlava di nuovo stadio, la qualificazione alla Champions, che potrebbe essere bissata, è stata la conseguenza della politica dirigenziale (il presidente Antonio Percassi è un ex giocatore nerazzurro) e dall’appoggio costante delle istituzioni al club. Qui cosa deve succedere per un progetto serio, condiviso da tutti, istituzioni e imprenditori bresciani? Un miracolo? Andare in Champions e poi si vedrà? No, non è stata una bella domenica e non perché il Brescia non giocava.


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