Brescia, numeri
da incubo: così è
retrocessione sicura

Eugenio Corini, classe 1970, allenatore del Brescia AGENZIA FOTOLIVE
Eugenio Corini, classe 1970, allenatore del Brescia AGENZIA FOTOLIVE
Alberto Armanini14.01.2020

Quali che siano le «armi», per dirla alla Corini, che il Brescia sceglierà di usare nel girone di ritorno, è necessario che siano armi ben affilate. La carneficina, pardon, la partita di Genova con la Sampdoria ha bocciato gran parte delle scelte che il presidente Cellino, pardon, la società ha compiuto in sede di mercato estivo. I numeri tracciano un quadro piuttosto desolante. La crisi, nonostante la buona volontà di Corini, il sostegno incondizionato del pubblico e l’impegno dei giocatori, è evidente. Primo dato, i punti. Il Brescia ne ha raccolti 14 in 19 partite, 0,7 per gara. Pochi. Tenendo la media dello scorso campionato di A, per la salvezza ne servirebbero altri 25. Poi le sconfitte, 13, ultimo dato del torneo. Evidenti anche i problemi di reparto. Il Brescia ha investito in attacco prendendo Balotelli ma ha esautorato Donnarumma (che comunque i suoi gol li ha fatti). Risultato: 17 reti, il secondo peggior rendimento del campionato. E la difesa? Nonostante i 42 gol subiti in Serie B lo scorso anno, il reparto titolare è stato ritoccato soltanto per due quinti (Chancellor e Joronen). Risultato: 36 reti subite, anche qui il secondo peggior rendimento.


«SÌ, MA ALMENO il gioco c’è», dirà qualcuno. Non proprio. Il Brescia è la squadra con la peggior percentuale di passaggi riusciti (74,2%), è quella che tira meno (11,2 a partita) e dribbla meno (7,7). I gol su azione manovrata sono stati 9 (secondo peggior rendimento). È un problema di organizzazione o di qualità? C’è poi il possesso palla. Ecco, il Brescia tiene palla meno di tutti (43,1%). Diventa un dato tremendo se si guarda la quantità di reti segnate in contropiede: nessuna. Un altro problema riguarda la varietà di scelte tattiche possibili. Corini non è un folle e nemmeno un integralista. Se ha alternato sempre e soltanto il 4-3-1-2 e il 3-5-2 è perché questa rosa non gli permette diverse soluzioni. Ma sono due sistemi che con questi interpreti non garantiscono la necessaria protezione laterale. Sarà un caso che il Brescia sia la seconda peggior squadra per numero di cross subiti a partita (25)? Infine il mercato. Tra cartellini e riscatti il Brescia ha speso nella sessione estiva 15,8 milioni di euro. Il più costoso, Joronen con 5 milioni, è stato anche il migliore. I 3,75 milioni per Zmrhal, invece, non trovano un riscontro. Tantomeno i 2 per Ayé, né i 900mila euro per riscattare Tremolada e gli 800mila per Martella. Mateju (1,8 milioni il riscatto) è forse l’emblema di tutto il girone d’andata: un destro che gioca a sinistra, che di tanto in tanto non ha sfigurato ma che a Genova è apparso non in linea con la categoria. Si può salvare Chancellor (1,6 milioni) ma proviene da un contesto diverso e ha bisogno di tempi di adattamento lunghi. Non resta che sperare che Simon Skrabb sia il nuovo Roberto Baggio. O che arrivino 3 o 4 ventottenni con 200 presenze in A e tanta voglia di recuperare una situazione francamente disperata.


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