Brescia, l’amarezza
non passa. Sotto
esame anche Corini

Massimo Cellino arrabbiato per la seconda sconfitta consecutiva in campionatoDelusione profonda in casa Brescia dopo la battaglia persa contro il Bologna.
Massimo Cellino arrabbiato per la seconda sconfitta consecutiva in campionatoDelusione profonda in casa Brescia dopo la battaglia persa contro il Bologna.
Gian Paolo Laffranchi 17.09.2019

La notte porta consiglio. Letteralmente. Anche se quel consiglio, dopo una sconfitta bruciante, ha più l’effetto di una scossa elettrica. Massimo Cellino ha mandato il suo consiglio sotto forma di chiamata a Eugenio Corini. La telefonata che allunga la vita degli allenatori può arrivare anche quando meno se l’aspettano, ma era prevedibile un’arrabbiatura fumante del presidente dopo la rimonta subita con il Bologna: perdere 4-3 dopo essere stati in vantaggio 3-1 non è cosa di tutti i giorni (per fortuna). Quindi non dev’essersi sorpreso più di tanto il tecnico che ha condotto il Brescia alla promozione in Serie A. La sintesi del colloquio, inteso anche come confronto, è lo specchio di una fiducia che c’era e rimane. Ma anche la dichiarazione, da parte del presidente, di un imperativo categorico: mai più così. Mai più una vittoria in pugno gettata al vento. Mai più un crollo in meno di mezz’ora. Cellino ha rivisto, ripensato, rimasticato la gara di domenica. La sua analisi è in due tempi. Il primo rasenta la perfezione ed è motivo di fiducia per il futuro: il Brescia aveva saputo schiantare una delle squadre più solide e continue della Serie A (un solo scivolone nelle ultime 11 sfide, fra campionato scorso e attuale), Corini aveva preparato il piano anti-Bologna con acume e senza lasciare nulla al caso, contando sull’intelligenza dei raddoppi in mediana di Dessena. L’ex Cagliari era risultato fondamentale, insieme a Bisoli dall’altra parte, nel togliere tempo e respiro agli avversari, chiudendo la vena alla manovra bolognese. IL BRESCIA era padrone del campo, colpiva in contropiede e vinceva 3-1. Magnifico. Ma a trasformare il sogno in incubo è bastata l’espulsione di Dessena (che ha le sue colpe, essendosi cercato il rosso con una simulazione evitabilissima). E qui comincia il secondo tempo che proprio non va giù al presidente. Tutti sotto esame, tecnico compreso, per un’arrabbiatura sfociata in più punti dolenti, errori attribuiti all’allenatore e alle sue scelte. Corini criticato perché non si è voluto coprire e ha semplicemente abbassato Romulo sulla linea dei centrocampisti, lasciando 2 punte in un 4-3-2. Perché ha atteso troppo prima di cambiare interpreti. Perché dopo le sostituzioni di Donnarumma e Tonali la squadra è sparita dal campo: di fatto, sono usciti i giocatori più forti del Brescia. Donnarumma per scelta tecnica, Tonali perché esausto. Senza di loro è stato un disastro, si è consumato il crollo. Cellino si aspettava una maggiore prontezza di riflessi per adeguarsi alla nuova situazione che si era creata. Avrebbe voluto veder messo in pratica un piano B da escogitare per forza di cose al volo, in tempo zero. Non è stato così. Niente piano B, niente vittoria e tantomeno pareggio: incassare una rimonta da 3 reti a zero in meno di mezz’ora, in casa propria, è un’onta che il presidente fatica a tollerare. QUINDI, da Udine in poi Cellino si aspetta meno sprechi. Meno regali agli avversari. Più solidità nelle difficoltà. Una maggiore capacità di adattamento, requisito necessario del resto per sopravvivere in Serie A. Il presidente si è salvato tante volte ai piani alti (scrivendo pagine numerose della storia del Cagliari), ma anche Corini sa come si fa (e l’ha ampiamente dimostrato alla guida del Chievo). Si può fare a patto di ripartire come si deve da Udine. Anche perché poi arriveranno gli scontri con Juventus e Napoli: non proprio due passeggiate di salute. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

1 2 3 4 5 6 >