Brescia, inizia una nuova era per un Grosso balzo-salvezza

Mario Balotelli, 29 anni, in allenamento con Leonardo Morosini, tornato tra i convocatiFabio Grosso, 41 anni, dà l’esempio in allenamento a Torbole Casaglia.
Per il tecnico un debutto insidioso al Rigamonti contro il Torino FOTOLIVE
Mario Balotelli, 29 anni, in allenamento con Leonardo Morosini, tornato tra i convocatiFabio Grosso, 41 anni, dà l’esempio in allenamento a Torbole Casaglia. Per il tecnico un debutto insidioso al Rigamonti contro il Torino FOTOLIVE
Vincenzo Corbetta 09.11.2019

Ma come: uno dei giovani cresciuti in casa, Andrea Cistana, è chiamato in azzurro da Mancini e il Brescia è ultimo in classifica? Un problema grosso, che adesso è di Grosso. Fabio. Le dirette concorrenti, una dopo l’altra, allungano. L’ultima della serie è il Sassuolo, che grazie al 3-1 di ieri sera al Bologna ora è quota 13. Contro il Torino (ore 15) inizia una nuova era in panchina e chiedere al nuovo allenatore di cambiare, rivoluzionare, possibilmente cancellare le magagne con un colpo di spugna non è utopia. È follia, è molto di più. MA LA TENDENZA va invertita, la dieta punti va messa al bando: 6 sconfitte nelle ultime 7 gare sono abbastanza, quell’ultimo posto in classifica non fa ancora paura ma, visto l’andazzo, qualche timore inizia a generarlo. L’importante è che oggi il Rigamonti sostenga la squadra, dia un colpo di spugna al passato (non alla memoria: uno come Eugenio Corini, per quello che ha fatto, che ha dato al Brescia e alla sua gente, non si può cancellare e nemmeno liquidare in una riga). Grosso merita la fiducia, anche se lo scetticismo è comprensibile: non ha mai allenato in A e debutta alla guida di un gruppo composto in prevalenza di giocatori che il massimo campionato non lo hanno sperimentato prima. La speranza è che Grosso sia l’ennesima intuizione di Cellino, che il presidente veda in lui quello che nessuno in questo momento può vedere, se non il rispetto che si deve a un professionista serio e con la sua storia. Ora servono i punti. E non vale il discorso «chissenefrega del gioco, badiamo al sodo». Ci sono maggiori probabilità di togliersi dai guai con un’organizzazione, una fisionomia, il coraggio di fare le cose si sanno fare, «perché questo in primis voglio portare a questo gruppo: fargli ritrovare la consapevolezza delle proprie qualità, che ci sono e l’hanno portato all’impresa che anch’io ho pagato sulla mia pelle», le parole di Grosso, che si riferisce alla sua esperienza da avversario del Brescia alla guida del Verona, lo scorso campionato di B, 2-4 al Rigamonti e 2-2 al Bentegodi quando Cellino disse di «avere visto in campo una sola squadra che giocava e non era certo il Brescia». Un elogio al futuro tecnico (oltre che una stoccata a quello del passato). Grosso deve poter lavorare in tranquillità, esterna ma soprattutto interna, ma la gara col Torino deve portare frutti immediati. Poi la sosta per le Nazionali e il tempo per lavorare, anche se a ranghi incompleti viste le convocazioni. E LA PRIMA formazione di Grosso? Probabile l’albero di Natale, e non certo perché si avvicina il periodo: Joronen tra i pali; Sabelli, Cistana, il debuttante Magnani e Mateju difensori; Bisoli, Tonali e Romulo a centrocampo; Balotelli perno dell’attacco sostenuto da Ayé e Spalek. Donnarumma è la carta di riserva, l’unica in attacco insieme al riesumato Morosini. Ma è solo un’ipotesi. Grosso rinuncerà al capocannoniere? Da quel grande terzino di spinta che fu, rinuncerà a Martella? E rischierà dal primo minuto uno come Magnani, che non gioca dal 18 agosto, Perugia-Brescia 2-1 di Coppa? L’importante è iniziare a marciare come si deve: il problema non deve farsi più grosso per Grosso. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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