«Brescia-Fiore, i miei
amori giocano
solo per vincere»

Vincenzo Guerini, nato a Sarezzo il 30 ottobre 1953. Ex calciatore, ex allenatore.Vincenzo Guerini nel Brescia...Il professionista cresciuto nel Brescia ha fermato nel 2016 una carriera di 45 anniFranck Ribery accolse così Luca Toni su Instagram
Vincenzo Guerini, nato a Sarezzo il 30 ottobre 1953. Ex calciatore, ex allenatore.Vincenzo Guerini nel Brescia...Il professionista cresciuto nel Brescia ha fermato nel 2016 una carriera di 45 anniFranck Ribery accolse così Luca Toni su Instagram
Gian Paolo Laffranchi 18.10.2019

Chissà se ne nascono ancora così. Uomini forgiati nel ferro, modellati dalla fatica. Talenti innati, animo operaio. Chissà se ce ne sono altri in giro, come Vincenzo Guerini. Orgoglio di Ponte Zanano, «e Sarezzo è sempre casa mia». Cresciuto nel Brescia, «la squadra dei miei desideri esauditi». Tuttofare nella Fiorentina, «ed è stata una vita nella vita». Appena ventenne era uno dei migliori calciatori italiani, mediano prorompente dritto filato in Nazionale. Costretto a ritirarsi giovanissimo per un grave incidente d’auto, si è ricostruito da allenatore. Salvando il Brescia da una retrocessione (era trent’anni fa), allenando e poi dirigendo nella Fiorentina (quindici anni in tutto). Per il suo compleanno (il 30 ottobre) si fa un regalo anticipato: la sua partita. «Seguirò, certo - dice il doppio ex - anche se... Non se riuscirò a vedere l’incontro in diretta. Soffro troppo». Cuore diviso? «Ma io spero il bene di entrambe, sono i miei amori nel calcio, insieme all’Ancona i colori ai quali resto più legato. Sarà una partita giocata tutta all’attacco, da squadre che vogliono vincere e si renderanno la vita difficile. No, il motivo è un altro: da tre anni sono fuori dal calcio e a veder partite sto male. Non voglio rientrare: per carità, largo ai giovani. Ma in Italia c’è questo concetto, sugli ex giocatori di lungo corso...» Non vengono rispettate le bandiere. A differenza di quello che accade in tanti Paesi calcisticamente evoluti. «Chi ha fatto calcio importante per anni potrebbe far crescere i club, i giovani, ma questa cultura in Italia non c’è. Grazie a Dio io non sono rancoroso. E grazie al Brescia ho realizzato il mio sogno». Orgoglio bresciano. «Io ci sono nato, in Valtrompia, e pur girando l’Italia ho voluto mantenere la residenza a Sarezzo. Tuttora ce l’ho, e a volte ancora mi prendono in giro. Ma io ogni tanto ho bisogno di respirare aria di fabbrica. Voglio morire a Sarezzo. Nella mia terra, Brescia, nella mia città. Qui sono stato un bambino che sognava di giocare a calcio. Sono andato oltre: nel Brescia ho fatto il vivaio, esordito in prima squadra, sono anche tornato da allenatore ma non lo ricordo volentieri perché è stato un anno duro, anche se alla fine ci siamo salvati». E a Firenze si è fatto in due, tre, quattro... «Credo di essere fra i pochi ad aver fatto davvero tutto: giocatore, tecnico dei giovani e della prima squadra, osservatore, club manager. A Firenze è nata mia figlia. Una città emozionante, da ragazzo e da adulto». Lei da ragazzo ha dovuto superare il dramma di una carriera da campione stroncata sul nascere. Quanta forza è servita? «Mi ha aiutato la gente. La società, i tifosi, le persone perbene. Così è più facile reagire. Sono un uomo fortunato, ho ricevuto più di quello che ho dato. Debuttai in A senza aver visto una partita. Mi ritrovai con De Sisti e in azzurro con Zoff, Facchetti, Boninsegna... Meraviglia». Occhi che brillano. Come brillavano a Tonali bambino quando scriveva la lettera a Santa Lucia: «Diventerò un calciatore?». «Lo capisco, quell’entusiasmo. So cosa prova. Gioca nel ruolo più decisivo che ci sia, regista davanti alla difesa. Fondamentale. Così era Pirlo, e tutti volevano giocare con lui. Così può diventare Tonali. Si prende responsabilità: il carattere o c’è o non c’è, a 19 anni o a 30». Al centro del campo con lei c’era Corini. «Che oggi allena Tonali. Era facile dargli fiducia, si vedeva che sarebbe diventato allenatore. L’anno scorso Eugenio ha fatto un capolavoro e adesso in A gioca a viso aperto con tutti. Con personalità».

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