Brescia, derby
incubo. Un’umiliazione
storica con vista sul baratro

I volti di Ernesto Torregrossa, Mattia Viviani ed Ernesto Torregrossa sono eloquenti: una serata da dimenticareLa retrocessione in Serie B è vicina SERVIZIO FOTOLIVE / Filippo Venezia, Simone Venezia
I volti di Ernesto Torregrossa, Mattia Viviani ed Ernesto Torregrossa sono eloquenti: una serata da dimenticareLa retrocessione in Serie B è vicina SERVIZIO FOTOLIVE / Filippo Venezia, Simone Venezia
Vincenzo Corbetta15.07.2020

BERGAMO Si potrebbe far finta di niente, o addirittura di essere sani per dirla alla Gaber, non sapere «se ridere o piangere e battono le mani». O credere, fortissimamente credere di essere a Wimbledon, sempre di erba si tratta e il punteggio è tennistico, 6-2. Gioco, partita, incontro. Poi si torna in sé e la realtà si fa incubo. Pur attesa - bisogna essere sinceri, via - una simile batosta è dolorosissima: mai nella sua storia più che centenaria il Brescia ne ha prese così tante a Bergamo. Il derby con l’Atalanta è una lotta impari fin dall’inizio, 46 punti di differenza prima della partita dicono tutto e il campo lo conferma. C’è gara fino al 25’, al 2-1 di De Roon. Poi basta. C’è imbarazzo. I biancazzurri stanno in campo finché ne hanno, soprattutto nella testa. La rabbia è che non si doveva arrivare al derby così, non tanto per la differenza di classifica - i valori non mentono - quanto perché una sfida contro l’Atalanta deve avere un senso, gli altri in Europa, i biancazzurri almeno ancora in lotta per non retrocedere, non così lontani dalla zona salvezza, con l’unico conforto (si fa per dire) dell’aritmetica, quella precisina che suggella tutto, dà sentenze inappellabili. La retrocessione in B è alle porte, a 5 giornate dalla conclusione. Ed è facile prendersela con i giocatori: l’ultimo barile si ferma sempre nell’ufficio di chi ha la responsabilità. Mai come in questo caso. IL DATO del possesso del pallone a fine primo tempo è eloquente: 69.5 a 30.5. E quello finale dei passaggi dell’Atalanta impressiona: 771! Tradotto: un gigantesco torello, interrotto di tanto in tanto dalle amnesie di Caldara, che per poco non favorisce l’1-1 di Torregrossa al 4’ (Sportiello respinge in uscita) e all’8’ ne combina un’altra su un appoggio di Donnarumma e stavolta Torregrossa batte il portiere in uscita. La situazione di parità è un castello di sabbia destinato a dissolversi alla prima ondata. L’Atalanta è una mareggiata, travolge tutto e tutti, figurarsi gli inesistenti frangiflutti di Lopez, che opta per il 4-4-2. Rispetto alla gara contro la Roma, ne restano 6: Andrenacci in porta; Chancellor e Mangraviti in difesa; Bjarnason e Spalek in mezzo; Torregrossa davanti. La rotazione di Gasperini è ancor più massiccia. Rispetto al 2-2 di Torino contro la Juventus i superstiti sono Djimsiti, De Roon, Castagne e Zapata. Muriel è in tribuna per il trauma cranico della mattinata in piscina, Ilicic perché non è in condizione e Gomez, premiato come miglior giocatore di giugno, se la gode in panchina. Ciò che fa male, al di là della risaputa superiorità nerazzurra, è l’atteggiamento del Brescia che non la mette nemmeno sulla battaglia, sulla rissa. Nessun ammonito, una decina di falli in tutto, nemmeno cattivi. Ne fa più Caldara, a disagio su Torregrossa ed è l’unico che rischia di prendere un giallo e a prendere un brutto voto in pagella, oltre alla strigliata del suo allenatore. MA IN UNA SERATA così, che importa con la prospettiva di un quarto di finale in Champions League contro Neymar, Mbappè e Icardi e, nella peggiore delle ipotesi, tornare l’anno prossimo nella competizione che mette in palio la coppa con le grandi orecchie. Il Brescia, invece, una volta tra le grandi per l’ennesima volta ha chiamato subito l’ascensore per tornarsene a casa. Combatte a tempo limitato, per primi 25 minuti sta in partita, poi l’Atalanta ne fa 3 in 5 minuti e, nel secondo tempo, 2 in 3 minuti. Pasalic, doppietta all’andata, stavolta ne firma 3. Con Malinovskyi forma una coppia di trequartisti da urlo (e non sono titolari fissi), e uno ispira e segna dalla distanza, Malinovskyi, alla prima in classifica come alla penultima. Alla festa partecipa pure Zapata, Gosens fa l’uomo assist e De Roon segna il gol più bello della serata con i biancazzurri che assistono, spettatori non paganti in campo. Nella ripresa Gasperini dà spazio a qualche giovanotto di belle speranze, persino al portierino Rossi, che a 7 minuti dalla fine prende gol da Spalek, che poi esulta e non si capisce il perché. Il derby è il derby, una batosta del genere fa male nella forma e nella sostanza. Non si può far finta di niente. Forse di essere sani, ma serve a qualcosa per vedere una piccola luce in fondo a questo tunnel? • © RIPRODUZIONE RISERVATA