Brescia, è un derby che vale Per la classifica e per Corini

Jesse Joronen: portiere del Brescia, alla prima esperienza nel calcio italiano, pronto al rientroAlfredo Donnarumma e Mario Balotelli esultano dopo un gol realizzato da AD9.Oggi pomeriggio vogliono sbancare il Bentegodi a suon di gol AGENZIA FOTOLIVE
Jesse Joronen: portiere del Brescia, alla prima esperienza nel calcio italiano, pronto al rientroAlfredo Donnarumma e Mario Balotelli esultano dopo un gol realizzato da AD9.Oggi pomeriggio vogliono sbancare il Bentegodi a suon di gol AGENZIA FOTOLIVE
Vincenzo Corbetta 03.11.2019

È un derby ma per il Brescia vale molto di più, infinitamente di più. Vale per la classifica, per interrompere la caduta libera - un punto nelle ultime 5 giornate - che sembra inarrestabile nonostante i distinguo, le attenuanti, i complimenti di Sarri, Ancelotti, Conte, generosissimi nell’elargire lodi ma i punti se li sono tenuti tutti per i loro squadroni, un triplo 2-1 che, visto dalla parte dei perdenti, tiene accesa la speranza di un futuro migliore ma accresce la rabbia: si arriva al «30» senza fare «31». Verona-Brescia vale soprattutto per Corini, e conta poco - per non dire nulla - il fatto che viva nella città veneta, che abbia giocato per entrambe le sponde gialloblù, che da allenatore al Chievo abbia nel palmares 2 salvezze in A. IL BRESCIA deve giocare per Corini, altrimenti la pazienza di Massimo Cellino potrebbe esaurirsi: «In queste ultime settimane sono rimasto molto vicino al mio allenatore, non ne ho contattati altri», dice il presidente che giovedì a Torbole Casaglia ha assistito al test contro la Primavera. La fine della pazienza di Cellino comporterebbe la prassi usuale dell’esonero (il presidente non si è mai fatto troppi problemi, a Cagliari, a Leeds e pure qui), ma l’allenatore migliore per il Brescia è Corini, che di questo gruppo conosce tutto: attitudini, caratteristiche, soprattutto umori. Ma è riconosciuto universalmente, o quasi, che poche squadre tra quelle destinate a lottare per la salvezza hanno la qualità della rosa biancazzurra. E la qualità è in ogni reparto. Cistana, ministro della difesa, ormai è un uomo mercato: l’Inter lo segue dalla scorsa stagione, la Juventus gli ha messo gli occhi addosso. Su queste colonne è stato definito in tempi non sospetti futuro Bonucci per la capacità di impostare l’azione, per la lucidità della visione di gioco, regista arretrato senza paura. DI TONALI, perno mediano, si sa tutto. Ha classe, personalità, la malizia di uno che la sa lunga anche se in A arriva oggi alla presenza numero 10, e l’anno prossimo - o meglio: quando Cellino deciderà di venderlo - giocherà in una squadra da Champions. Davanti Balotelli deve fare la differenza. Finora lui e Donnarumma hanno giocato insieme solo contro le grandi: Juventus, Napoli, Inter. E non hanno sfigurato. Sarebbe bello vederli all’opera contro una parigrado. C’è qualche limite nei ricambi, soprattutto dalla cintola in giù. Ma con queste premesse 7 punti in 9 partite sono pochi. La complicazione maggiore è l’atteggiamento, la trincea che spesso il Brescia scava troppo presto, come contro il Milan, il Napoli e l’Inter, salvo poi scoprire che il lupo non è così brutto. Nel primo tempo con l’Inter il Brescia era troppo lungo, con le linee staccate come nel calcio balilla. Quando si è compattato, nel secondo tempo, è stata un’altra storia. Ma era la stessa squadra rimaneggiata: perché una differenza così? Il Brescia, oltre a non fare punti, tira poco in porta. Nella gara contro l’Inter si sono visti progressi (con Balotelli e Donnarumma in coppia: non è un caso) ma contro la difesa meno battuta della Serie A (soltanto 8 reti al passivo) servirà altro. Intanto tutti al «Bentegodi». È un derby, vale molto di più. Per la squadra. Per i tifosi. Per Corini. • © RIPRODUZIONE RISERVATA