Bonometti ala, Bobo sbaglia e il Brescia vola verso la A

Stefano Bonometti: nell’80 giovane promessa, poi capitanoRoberto Boninsegna: un mito del calcio, a segno in Italia-Germania 4-3, giocò nel Verona contro il Brescia
Stefano Bonometti: nell’80 giovane promessa, poi capitanoRoberto Boninsegna: un mito del calcio, a segno in Italia-Germania 4-3, giocò nel Verona contro il Brescia
Sergio Zanca 03.11.2019

La storia del derby tra Verona e Brescia è racchiusa anche in un rigore sciupato, capace da una parte di aprire le porte del paradiso, e dall’altra chiudere la carriera di un bomber d’alta razza. È uno 0-0 privo di furori, quello del 18 maggio ’80 al Bentegodi, però quanto mai significativo, perché consente ai biancazzurri di Gigi Simoni di spiccare il volo verso la A, e costringe gli scaligeri a ripiegare le ali, abbandonando ogni speranza di rimonta. Non bastasse, Roberto Boninsegna sperpera il penalty della vittoria e decide di appendere gli scarpini al chiodo, chiudendo lì la carriera. Quando le due squadre entrano in campo agli ordini dell’arbitro D’Elia di Salerno sono divise da tre punti: in caso di successo, il Verona di Nando Veneranda, ex ala del Brescia, si porterebbe a una sola lunghezza di distacco. Al termine del campionato mancano 4 giornate. DA UNA PARTE: il portiere Superchi, il terzino Oddi, Gentile (uno stopper ringhioso, a dispetto del cognome), il libero Tricella, il centravanti D’Ottavio, abruzzese di Agnone, il paese delle campane, che poi indosserà la maglia del Brescia, Beniamino Vignola, Bocchio, gardesano di Moniga. Dall’altra: Malgioglio, Podavini, Galparoli, De Biasi, Venturi, Biagini, Bonometti, Maselli, Mutti, Pasquale Iachini e Penzo. «Simoni teneva tutti sul chi va là, e predicava umiltà – ricorda Stefano Bonometti -. Io avevo 18 anni, ero all’inizio della carriera. Quel giorno sono stato schierato sulla destra, non nel mio ruolo abituale di mediano. Dopo un’ora sono stato richiamato per inserire Salvioni, il titolare. Simoni mi ha aiutato molto, è stato un autentico maestro. Allora si giocava senza tatticismi, con una certa libertà. Sulle fasce Salvi e Zigoni andavano a nozze». Una partita senza fiammate, sino al rigore. È il 72’ quando l’arbitro indica il dischetto, concedendo al Verona la massima punizione per un fallo nemmeno troppo evidente. La parola passa a Roberto Boninsegna, 36 anni, l’attaccante di mille battaglie, ex Cagliari, Inter e Juventus. «Io ero in panchina – ha avuto modo di ricordare Bobo - e nessuno se la sentiva di battere. Veneranda, col quale avevo giocato molto tempo prima a Prato, mi ha detto: Ti faccio entrare, lo tiri tu. E ha richiamato D’Ottavio mentre in fretta e furia toglievo la tuta. Una situazione elettrica, lo stadio ribollente. Capivo di dovermi assumere la responsabilità. Ho spiazzato il Malgioglio, ma la sfera è finita fuori. Delusione fortissima, che mi ha indotto a chiudere col calcio – l’ammissione -. Nella stagione successiva ho ricevuto un’offerta dal Rimini. Sentivo di poter dare ancora qualcosa, ma quel rigore sbagliato mi aveva logorato». Riprende Bonometti: «Al momento dell’errore di Bobo io ero in panchina. Immaginate l’esultanza. Non ci avrebbe fermato più nessuno». Con 8 risultati utili consecutivi il Brescia ha conquistato la promozione assieme al Como di Pippo Marchioro e alla Pistoiese di Enzo Riccomini. Giù dal podio il Cesena di Osvaldo Bagnoli, il Vicenza di Renzo Ulivieri e il Monza di Alfredo Magni. «Oggi Il Verona è in ripresa - osserva Bonometti -. Sta bene fisicamente. Corini ha bisogno che Balotelli si dia una mossa. Nella condizione attuale, Mario non serve a nulla». • © RIPRODUZIONE RISERVATA