Ceron, abbracci per tutti «Brescia è stata fantastica»

Lo striscione degli Irriducibili per Ceron: l’incubo del giocatore della Germani Brescia, infortunatosi alla testa, è durato un annoMarco Ceron, 27 anni, tira a canestro nel prepartita contro Badalona: il peggio è alle spalleCeron, commosso, risponde al saluto del PalaLeonessa mercoledì
Lo striscione degli Irriducibili per Ceron: l’incubo del giocatore della Germani Brescia, infortunatosi alla testa, è durato un annoMarco Ceron, 27 anni, tira a canestro nel prepartita contro Badalona: il peggio è alle spalleCeron, commosso, risponde al saluto del PalaLeonessa mercoledì
Folco Donati 16.11.2019

Più un incubo, che un calvario. Più la paura di non sapere cosa aspettarsi dal futuro, che la fatica di dover affrontare il dolore e la lunga riabilitazione. Adesso c’è solo tanta felicità. Novembre 2018 lo aveva fatto piombare in una specie di oblio. Un anno dopo, più o meno negli stessi giorni, è arrivata la vittoria più bella della sua carriera. MARCO CERON adesso è una persona felice. Potrà tornare a giocare a pallacanestro, il suo lavoro, la sua passione. E i dodici mesi trascorsi fra momenti di terrore, dolore e incertezza diventeranno presto solo un bruttissimo ricordo. «Che sia felice penso lo si noti solo nell’incrociare il mio sguardo - spiega il giocatore veneziano della Germani -. Martedì, quando mi è stato detto che mi avrebbero ridato l’idoneità sportiva, stavo per crollare a terra. Una gioia indescrivibile. In un attimo mi sono passate per la mente tante cose brutte, ma soprattutto le tantissime persone che mi hanno aiutato in un questo lungo e tormentato percorso. Da solo non ce l’avrei mai fatta e nella sfortuna di quel momento, ho sempre pensato di essere stato fortunato perché l’incidente mi è capitato a Brescia e mentre ero un giocatore del Basket Brescia». Due operazioni, la seconda nel mese di luglio a Torino, il giusto periodo di convalescenza e poi la lunga attesa per la sentenza. Nel mezzo però un primo divieto, quello dato da uno centro medico specializzato. «Certamente quello è stato il periodo più nero di tutta la vicenda - conferma Ceron -. Avevo una voglia matta di poter mettere fine alla storia e invece il grido di gioia mi si è strozzato in gola». Altri si sarebbero arresi, Ceron no: «Infatti non mi sono perso d’animo. Ho preparato il ricorso, aiutato da persone straordinarie, come ad esempio il dottor Pierfrancesco Bettinsoli, colui che per primo mi aiutò quando sono caduto a terra dopo l’incidente contro il Torino e che per un anno intero mi è stato vicino: era con me anche martedì quando a Milano mi hanno finalmente ridato l’idoneità. Sono tornato a rivivere, non c’è dubbio, e non è affatto un’esagerazione dirlo». In questi giorni la guardia della Germani ha ricevuto attestati d’affetto da tutta Italia. Intervistato da chiunque, ha sempre sottolineato l’importanza di aver al fianco una società come il Basket Brescia. «NEL MONDO della pallacanestro, forse un po’ più che nel calcio, si riescono a costruire solidi rapporti di amicizia con tantissime persone - precisa il giocatore veneto -. Devo ammettere che sono rimasto davvero sorpreso dall’incredibile numero di messaggi che ho ricevuto sia sui social che sul cellulare. Un’emozione davvero unica». Ogni vittoria, perché questa per Ceron non può non essere catalogata come una vittoria, merita sempre una dedica speciale: «Ne ho cento, mille di persone da ringraziare - dice lo sfortunato giocatore della Germani Leonessa -. Brescia intera in tutte le sue sfaccettature. In ogni angolo ho sempre trovato qualcuno che mi incoraggiava. Vabbè, la mia famiglia è scontato. I tifosi? Credetemi: da pelle d’oca. Non mi hanno dimenticato mai. In ogni partita c’era il coro per capitan Moss, naturalmente, ma c’era anche per me. Non potrò mai dimenticare queste incredibili emozioni». Ma c’è una dedica più speciale delle altre: «Il mio grazie più sincero va a Matteo Bonetti e Graziella Bragaglio. Aldilà della loro costanza vicinanza in maggio, quando dopo la prima operazione si paventava il secondo intervento, mi hanno preso in disparte e mi hanno comunicato che per me un posto in squadra ci sarebbe comunque stato anche per la stagione futura - e Ceron si commuove -. Non erano obbligati a farlo. Ma qui stiamo parlando di persone straordinarie. Mi sono sentito trattato come un figlio». La conclusione: «A Matteo e Graziella sarò riconoscente per tutta la vita». • © RIPRODUZIONE RISERVATA