«Assurdo che ci facciano passare come untori»

Il calcio dilettantistico e giovanile resterà fermo fino al 6 novembreContro lo stop dei tornei dilettantistici si sono espressi il Crl e la delegazione provinciale di Brescia
Il calcio dilettantistico e giovanile resterà fermo fino al 6 novembreContro lo stop dei tornei dilettantistici si sono espressi il Crl e la delegazione provinciale di Brescia
Michele Laffranchi18.10.2020

Un’angheria, quasi uno sfregio alla fatica di un mondo che, da quel lontano 23 febbraio - giorno del primo stop al calcio dilettantistico - si era rimboccato le maniche e, pur tra mille difficoltà, aveva rispettato qualsiasi richiesta per rinverdire la passione di migliaia di bresciani: il secondo blocco al pallone, per squadre dilettanti e giovanili, non può che essere percepito come un’ingerenza esterna, prepotente e inattesa. Perché è arrivata l’altro ieri, all’interno di un’ordinanza regionale del governatore Attilio Fontana, con l’idea di rallentare la propagazione del Covid-19. UN OBIETTIVO nobile, ma gli addetti ai lavori si chiedono se sia davvero il calcio il problema principale del riacutizzarsi del numero di contagi: «Ci stanno facendo passare per untori - afferma, a metà fra il deluso e l’arrabbiato, il presidente regionale della Figc, Giuseppe Baretti -: se guardiamo i primi turni di Coppa, con le scuole chiuse, di contagi a livello calcistico non ne avevamo praticamente riscontrati. Forse non sono i dilettanti, allora, il principale problema». Lo stop arriva in maniera del tutto sorprendente: «Siamo esterrefatti dalla mancanza di confronto da parte delle istituzioni - tuona Baretti -: forse la scelta nasce pure dalla loro lontananza rispetto a chi vive quotidianamente di calcio». Se lo scorso febbraio le condizione per proseguire parevano non esserci, nel pieno imperversare della pandemia, in questa fase di timida ripresa del movimento la mazzata abbatte con violenza doppia. Le società si erano attrezzate per rispettare ogni regola, investendo molto anche a livello economico, e ora si ritrovano con le mani legate. Fino al 6 novembre sarà impossibile giocare e allenarsi, e questo rende traballante il futuro della stagione intera: «Ora sarà necessario confrontarsi con le società - spiega Baretti -: sentiremo l’opinione di tutti, per capire come affrontare un’eventuale ripartenza. Che a questo punto è vincolata all’attenuazione del virus». Anche Alberto Pasquali, delegato provinciale della Figc, riflette sulla delicata questione della ripresa: «Prima di domenica 22 novembre, stando così le cose, sarà impossibile giocare - spiega il numero uno della Figc bresciana -: servirà recuperare prima la condizione fisica. Diverso se, nelle prossime settimane, sarà concesso di riprendere almeno con la parte atletica». A PASQUALI va riconosciuto il merito nella perseveranza con cui ha portato a termine il Trofeo Bresciaoggi, almeno per le categorie dell’attività di base. Concludere gli altri campionati, adesso, non sarà semplice: «Per Seconda e Terza potremmo anche permetterci fino a 45/60 giorni di stop - prosegue Pasquali -: diverso sarà per Eccellenza e Prima, ampliate a 18 squadre. Se la ripartenza scalasse troppo in là, sarebbe necessario ripensarne la formula. Ma tutto è subordinato all’evoluzione della pandemia». Intanto, la positività di un calciatore mette in quarantena anche i ragazzi del Chiari Samber del Csi, in isolamento fino al 26 ottobre, insieme a 5 membri dello staff societario. Un copione diventato tristemente diffuso nell’ultima settimana. Fino alla decisione più temuta: la saracinesca sul calcio dilettantistico, resterà abbassata fino al 6 novembre prossimo. • © RIPRODUZIONE RISERVATA