I mondi lontani di Stefano e Francesco, vicini di casa

Stefano Bertolini in azione durante una partita di biliardoFrancesco De Petra durante uno scambio: ha giocato in Serie AStefano Bertolini e Francesco De Petra con gli... attrezzi del mestiere: si conoscono fin da ragazziBertolini e De Petra con le palline usate nel biliardo e nel tennis tavolo: due sport molto seguiti
Stefano Bertolini in azione durante una partita di biliardoFrancesco De Petra durante uno scambio: ha giocato in Serie AStefano Bertolini e Francesco De Petra con gli... attrezzi del mestiere: si conoscono fin da ragazziBertolini e De Petra con le palline usate nel biliardo e nel tennis tavolo: due sport molto seguiti
Anna Castoldi 15.11.2019

Una pallina da ping pong pesa 2,7 grammi, una palla da biliardo sui 210. Sono tante le differenze e le somiglianze tra i due sport da tavolo per eccellenza, come tra i due assi bresciani di queste specialità: Stefano Bertolini e Francesco De Petra sono vicini di casa e si conoscono fin da ragazzi. Il primo gestisce una delle più belle sale da biliardo d’Italia, il circolo Campo Marte in via Redipuglia; il secondo è una vecchia volpe del tennis tavolo, fuoriclasse in serie A e presidente di Astt Brescia. Nel ping pong la pallina viaggia fino a 100 chilometri orari. Sebbene molti abbiano in mente il monotono picchiettare dei colpi in un bar, le gare di alto livello sono altra cosa: «Ne ho viste tante - confida Irina, moglie di Francesco - racchette che volano, gente per terra, pianti, urla: pazzie». Simili esternazioni servono a scaricare la tensione: il tennis tavolo richiede concentrazione e controllo. Occhi, mente e corpo si fondono, risucchiati da una piccola sfera bianca che rimbalza da un lato all’altro del tavolo fino a essere una pallida scia. Esistono 3 tecniche base: scambio, blocco e push. Nel primo si accompagna la pallina, nel secondo si ferma la racchetta facendo rimbalzare il colpo nemico, nel terzo si imprime forza. Poi viene il difficile: i tagli. «Colpi che modificano la rotazione della palla, toccandola nella parte superiore (topspin) o inferiore (backspin)» spiega Francesco. Quando il topspin incontra la racchetta avversaria la pallina continua a ruotare in avanti, quindi schizza in aria. Il backspin, al contrario, provoca una rotazione all’indietro che si smorza a contatto con la racchetta: la palla finisce in rete. Nei tagli laterali il meccanismo è lo stesso, conclusione a destra o a sinistra: «Un gioco di effetti: posso far fare alla pallina ciò che voglio». PER RISPONDERE a un taglio bisogna sfoderare un colpo che ne inverta la rotazione, neutralizzandone l’effetto. Si può mettere l’avversario alle strette, costringendolo a difendersi: «È essenziale trasformare la difesa in attacco: in una frazione di secondo bisogna decifrare i colpi e ribaltare la situazione, affidandosi a intelligenza e istinto». Dalla rete al tappeto verde, e il riflesso del tennista diventa il passo felpato del giocatore di biliardo. La palla non rimbalza ma scivola, ricamando sul tavolo precise traiettorie: un ping pong con addizione di peso. Al club Campo Marte si gioca il biliardo all’italiana: 5 pedine in mezzo al tavolo, una rossa al centro e 4 bianche su ciascun lato, a formare il «castello». Lo scopo è centrarle senza mirarvi direttamente, ma usando la palla avversaria, che si colpisce con la propria. Geometria e fisica, alla base della difficoltà e del fascino di questo sport, permettono di prevedere dove rotolerà la sfera. Le sponde (i bordi del tavolo) sono cruciali: calcolando l'ampiezza dell'angolo che formano con la stecca si può stabilire il punto in cui far rimbalzare la biglia perché segua la direzione desiderata. Solo dopo anni di allenamento si padroneggia la geometria del biliardo: molta pratica è necessaria anche per apprendere i colpi di taglio. Superiore, inferiore, laterale: come nel ping pong. A seconda del punto in cui la stecca colpisce la palla accelera, indietreggia, vira a destra o a sinistra, ampliando il ventaglio di combinazioni possibili. Lo scambio tra giocatori è lento ma profondo: ciascuno inizia dove l'altro ha finito: «Si deve lasciare all'avversario il più difficile colpo possibile - spiega Stefano - quindi si può giocare in attacco o in difesa: nel primo caso si mira a colpire il castello, nel secondo si calcola come ottenere la situazione peggiore per il colpo successivo». Non bisogna decidere in una frazione di secondo, una partita di biliardo è lunga: «Serve grande padronanza di sé». Controllo, intelligenza, concentrazione: da una parte i riflessi, dall’altra la riflessione. Tra leggerezza e peso, ping pong e biliardo sono miniature di mondi: il piccolo e veloce Mercurio, il grave e pensoso Saturno. Ogni volta giocare è riprodurre su un tavolo il sistema solare, cercando la musica delle sfere. • © RIPRODUZIONE RISERVATA